Pareggio di bilancio: quintessenza di una classe politica corrotta e/o incapace

18 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Lidia Undiemi, economista, collabora con Wall Street Italia. E’ in prima linea con WSI nella battaglia contro l’ESM e il Fiscal Compact.

Per spiegare l’assurdità del pareggio di bilancio in Costituzione e l’ondata di politiche di austerity che potrebbero colpire i cittadini non è necessario richiamare il dissenso dei premi nobel.

Non occorre un’analisi tecnica del testo proposto, basta fare un ragionamento logico e talmente semplice da ridicolizzare in poche righe l’ipocrisia dei tanti politici “di professione” che scelgono di addossare il peso della crisi agli italiani.

L’equilibrio fra le entrate e le uscite del bilancio statale si raggiunge se coloro che lo rappresentano:

• attuano concretamente una politica virtuosa lontano da logiche clientelari, dal familismo e dai privilegi di casta e dalle ruberie di altro genere;

• sono dotati di un comprovato senso dello Stato e di un elevato livello di moralità e di etica;

• posseggono reali capacità dirigenziali. Per tenere in ordine i conti non basta essere “puliti” ma è necessario possedere adeguate competenze professionali, nonché una certa dose di coraggio, visto che gli interessi della nazione contrastano con gli obiettivi dell’antistato.

Il debito pubblico cresce sulle spalle dei cittadini quando manca uno di questi tre presupposti, se non addirittura tutti.

La crisi non è un castigo divino, sappiamo benissimo che la colpa è dei politici. Per incompetenza o per complicità stanno rovinando la vita di milioni di italiani.

Lasciare il paese nelle mani di questa gente è antipolitica, un gravissimo atto di irresponsabilità dalle conseguenze incalcolabili.

La modifica della carta costituzionale porta con sé un preciso messaggio: i politici non intendono assumersi le proprie responsabilità, e poiché i finanziatori del debito pubblico rivogliono i propri soldi (qui mi limito a considerare l’ipotesi più ingenua) allora spetta ai cittadini pagare il loro conto a colpi di austerità.

L’obiettivo della razionalizzazione della spesa pubblica, della corretta e virtuosa collocazione degli investimenti e della destinazione del gettito fiscale dipende dall’attività legislativa e governativa, e se i politici hanno fallito allora devono andare a casa, non cambiare la Costituzione.

Adesso tocca ai cittadini rifiutarsi di pagare il conto della casta.

Le soluzioni alternative in favore della collettività esistono, alcune le ho esposte nella proposta di mozione parlamentare contro l’ESM, dall’attuazione di una politica legislativa in favore dell’economia reale al contrasto concreto alla speculazione finanziaria anche al fine di recuperare il denaro necessario per ridurre il debito senza “uccidere” lo Stato sociale.