Pareggio di bilancio a tutti costi? No. E la Grecia va assolutamente salvata

15 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Alla Grecia dovrebbe essere dato più tempo per permettere al paese di perseguire sul serio riforme strutturali e istituzionali; più in generale, guardando all’Europa, le misure che si stanno adottando corrispondono a un modo per nazionalizzare i debiti. E, in ultima istanza, il Fiscal compact non risolverà l’impasse europea.

Questo, in sintesi, quanto ha riferito a Wall Street Italia Tito Boeri, professore di economia presso l’Università Bocconi di Milano e fondatore del sito di informazione e approfondimenti La Voce.

WSI – La Grecia e’ ormai una bomba a tempo per l’eurozona. Come reputa la gestione del problema da parte dell’Europa? E come valuta l’ipotesi, avanzata da diversi economisti, di consentire al paese ellenico di poter uscire dall’euro?

Boeri – Nell’affrontare il problema Grecia è fondamentale fare una importante premessa. Quanto sta accadendo nel paese è la chiara prova di come la strategia europea, spinta dalla Germania sia stata fallimentare. Gli impegni e le misure di austerity che l’Europa sta chiedendo al paese sono solo un modo per spostare il problema più in là, per prendere tempo: l’imposizione di ulteriori tagli al paese rischia di avvitare ulteriormente la crisi. Oltre che di creare tensioni sociali, come in effetti si sta verificando.

WSI – Quale sarebbe dunque la migliore soluzione per risolvere questo nodo cruciale?

Boeri – La soluzione non è nei tagli o nelle misure di austerity eccessive, che strozzano la crescita, come gli ultimi dati sul prodotto interno lordo hanno già dimostrato. La soluzione è nell’erogazione di sostegni ancora più consistenti di quelli che sono stati finora garantiti ad Atene, anche superiori al secondo ammontare del piano di bailout, pari a 130 miliardi di euro. Gli aiuti devono essere tali da poter permettere al paese di riportare il rapporto debito/pil a una percentuale inferiore al 120%. Seconda cosa, la Grecia dovrebbe fare ovviamente la propria parte e avviare un iter di riforme strutturali e di carattere istituzionale nell’arco dei prossimi 10 anni. Ma ci vuole, appunto, tempo e finora l’Europa si sta comportando nei confronti di questo paese in modo inadeguato. Sicuramente, è comunque fondamentale evitare che la Grecia esca dall’euro: perchè l’uscita non solo sarebbe costosissima, ma creerebbe un forte effetto contagio in tutto il Continente.

WSI – Qual è la sua posizione riguardo al Fiscal Compact, (patto che prevede l’apposizione di regole comuni sia sulla crescita dell’economia che sui conti), siglato dai leader euopei a Bruxelles il 30 gennaio scorso, che dovrebbe entrare in vigore nel 2013?

Boeri – Non è una soluzione che risolve il problema. L’unica cosa che c’è in più rispetto al Patto di Stabilità e crescita è la questione del pareggio di bilancio, che io non condivido. Il pareggio di bilancio va infatti a impattare sull’operatività di quegli strumenti di stabilizzazione automatici che limitano l’impatto delle varie crisi. Si pensi alla recessione del 2008-2009, che ha visto il reddito disponibile delle famiglie riuscire a salvarsi proprio per la presenza di tali strumenti. Con il pareggio di bilancio che diventa imperativo si impedisce alle economie di mettere in atto tali misure, e si ostacolano le riforme sociali e del lavoro.

WSI – Le banche hanno ricevuto una forte iniezione di liquidità da parte della Bce, con l’operazione LTRO. Ma i loro aiuti all’economia reale, come è stato denunciato da più parti, continuano a scarseggiare. Non si sta facendo troppo per gli istituti di credito? Non si dovrebbe accettare che alcuni di essi, semplicemente, falliscano?

Boeri – L’operazione messa in atto dalla Bce sta permettendo alle banche di riacquistare i titoli di stato e di allentare la tensione sul mercato dei debiti sovrani. Viviamo comunque una fase in cui si può parlare di operazioni che vanno verso la nazionalizzazione dei debiti. In ogni caso sono contrario all’ipotesi di far fallire le banche che versano in maggiori difficoltà. I fallimenti bancari non farebbero altro che acuire la crisi.