Paradosso S&P? Cosa anticipano volumi e volatilità

20 Luglio 2016, di Laura Naka Antonelli

La nota rivista finanziaria Barron’s si chiede, guardando al trend riportato da Wall Street, se per caso ora non ci si trovi di fronte a un paradosso. Il riferimento è al  fatto che il Dow Jones ha segnato l’ennesima chiusura record, la sesta – e così facendo ha incassato la fase di rialzi più duratura rispetto a quella dei sei giorni che sono terminati il 26 dicembre del 2013. Questo, a fronte di uno S&P 500 che, con un trend al ribasso -0,1%, ha riportato la peggiore performance dallo scorso 5 luglio, dunque in due settimane.

Cosa sta accadendo all’azionario Usa? Un importante termometro per valutare le condizioni di salute dei mercati è rappresentato dai volumi di trading, come fa notare lo stesso Lance Roberts, responsabile di strategie sul portafoglio ed economista per Clarity Financial, nel suo blog RealInvestmentAdvice.com.

Riferendosi al trend di Wall Street, scrive nella sua newletter “Technically speaking”:

“Il problema, come avevo già fatto notare in precedenza, continua a essere rappresentato dal fatto che, mentre i prezzi (dei titoli) aumentano, i volumi scendono. Sebbene i volumi non siano un indicatore molto importante di timing per scopi di trading, sicuramente danno un’idea del grado di sicurezza dei partecipanti riguardo al rialzo dei mercati”.

L’articolo fa notare attraverso un grafico come il mercato – riferendosi allo S&P – sia rimbalzato di quasi +9% dai minimi testati nei primi giorni in cui gli investitori si sono trovati a gestire il concretizzarsi del fenomeno Brexit.

Tuttavia, l’attuale espansione dei mercati ha estremi che sono più normalmente associati con corrrezioni di breve e medio periodo.

Come indica il grafico successivo, si notano su base giornaliera tre deviazioni standard della media mobile giornaliera a 50 giorni.

 

Da segnalare a tal proposito che le deviazioni standard rappresentano una misura di dispersione di un set di dati dalla sua media: in finanza, si applica tale parametro al tasso di rendimento annuo di un investimento, per monitorare la volatilità dell’investimento stesso.

Prendendo spunto dal grafico di cui sopra, vengono individuati alcuni livelli cruciali per lo S&P.

  • Un dietrofront a 2135, il precedente record di sempre, e il mantenimento dello stesso livello, comporta un aumento nell’allocazione dell’azionario verso nuovi target
  • Se invece la stessa soglia di 2.135 sarà bucata al ribasso, si assisterà a una pausa, fino a quando non sarà testato un supporto.
  • Un dietrofront che provoca la rottura al ribasso di 2.080 punti scatenerà “stop loss” nei portafogli e confermerà che il recente balzo è stato un “head fake” (ovvero che si è presenza di un momento in cui sembra che i mercati si stiano muovendo in una direzione, mentre si stanno muovendo nella direzione opposta).

In ogni caso, l’ampiezza dell’attuale estensione del mercato al di sopra della sua media mobile a 50 giorni, spiega la newsletter di analisi tecnica, può essere compresa se inserita nel contesto di un lungo ciclo di mercato.

A tal proposito, il grafico sotto mostra il numero delle volte in cui i mercati hanno testato tre deviazioni standard dalla media mobile. Nella maggioranza dei casi, non è passato molto tempo prima che il mercato facesse fronte a un calo, una correzione, o peggio.

Altro fattore che preoccupa è la volatilità.  Occhio al crollo dell’indice VIX, che nella giornata di ieri ha chiuso al valore più basso dallo scorso 30 luglio, in calo tra l’altro per la sesta sessione consecutiva.

Lance Roberts continua:

“Ovviamente, allo stesso momento in cui i prezzi di mercato sono saliti in modo sostenuto, la ‘paura di una correzione’ da parte degli investitori, misurata dall’indice della volatilità, è scesa in modo significativo”. Tuttavia, in un contesto caratterizzato da “estensioni estreme (dello S&P), la forte flessione della volatilità storicamente si associa a massimi di breve periodo e potenziali cadute verso correzioni più profonde”.

Roberts cita infine un altro analista, Anthony Mirhaydari, creatore delle newsletter di consulenze per investimenti Edge e Edge Pro.

“Chi investe in bond – e anche in azioni – dovrebbe essere molto, molto nervoso. Il sistema finanziario globale è incredibilmente complesso e sempre più logoro. E il balzo degli acquisti di asset da parte delle banche centrali a livelli record dal 2013, combinato alle speranze di maggiori acquisti, ha portato l’azionario a testare nuovi massimi. Ma le azioni sono incredibilmente vulnerabili. E conoscete il detto: ‘Le azioni prendono le scale per salire ma l’ascensore per scendere. Con tutto che è così costoso, un mercato toro tra i più vecchi della storia, e la moltiplicazione dei rischi a fronte dell’indebolirsi dei fondamentali, la cautela dovrebbe essere una virtù”-.