PARADISI
FORMULA BRIATORE

27 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Gli invidiosi e i nemici raccontano che Flavio Briatore usa le donne come addobbo a una vita da vanesio. In effetti ne trova tante. E le cambia spesso. Bellezze da copertina come Naomi Campbell, oppure la stellina televisiva Elisabetta Gregoraci, per citare due nomi fra i tanti che danno lustro a una lunga e onorata carriera da playboy. Da anni però, perfino un tipo incostante come Briatore si è rassegnato a fare coppia fissa con una signora quarantenne, Mariapia Arizzi. Questione di soldi, questa volta. Anzi, di soldi off shore. Quelli delle società finanziarie che tirano le fila del piccolo impero del manager italiano, gran capo del team Renault di Formula 1, fresco reduce dal successo nel campionato del Mondo con il pilota spagnolo Fernando Alonso.

E allora, una volta tanto, niente gossip con il contorno di feste e superyacht. Il nome di Mariapia Arizzi non è mai finito sulle riviste specializzate in vipperia varia che narrano le gesta dell’inventore del Billionaire. Ma chi conosce le carte segrete di Briatore sa che questa professionista di origini italiane, residente non lontano da Ginevra, in Svizzera, monta la guardia agli snodi chiave di un dedalo finanziario esteso in mezzo mondo, dalle British Virgin Islands a Hong Kong, passando per l’Olanda e il Lussemburgo.

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In tanti anni di fortunata attività da imprenditore, l’ex fidanzato della bellissima Naomi Campbell sembra aver sviluppato una certa allergia al Fisco. Non soltanto al Fisco italiano, che in una recente apparizione televisiva (Raitre, domenica 15 ottobre, intervistato da Lucia Annunziata) ha definito “soffocante e penalizzante”, incassando i rimbrotti del ministro allo Sviluppo, Pierluigi Bersani. Il fatto è che, come confermano una gran mole di carte e documenti che ‘L’espresso’ ha potuto consultare, tutte le iniziative targate Briatore rimandano in un modo o nell’altro a indirizzi off shore. Luoghi variamente esotici dove le tasse non esistono ed è semplice nascondere la reale titolarità delle aziende.

Partiamo dall’Italia, dalle discoteche Billionaire (Costa Smeralda) e Twiga (Versilia). Due nomi che col tempo, grazie anche a un’abile campagna di marketing, sono diventati marchi di fabbrica del lusso estremo, del divertimento esagerato, dello champagne a 500 euro la bottiglia. Non per niente il deputato comunista-rigorista-moralista Oliviero Diliberto ha dichiarato in tv (a Daria Bignardi, La7, venerdì 20 ottobre), che li farebbe saltare in aria (solo il Billionaire, per la verità).

L’esercito dei ‘Flavio’s friends’ la pensa diversamente. E così, tra gli azionisti di minoranza dei due locali alla moda troviamo una folta rappresentanza di soci sostenitori: la deputata di An Daniela Santanchè, il giornalista-intrattenitore tv Paolo Brosio, e poi Lele Mora, manager di stelle, stelline o aspiranti tali dello spettacolo, e l’ex allenatore della nazionale di calcio Marcello Lippi. La quota di maggioranza, quella di Briatore, risulta invece intestata alla finanziaria lussemburghese Laridel participations, amministrata da Mariapia Arizzi.

Qualche mese fa è andato in scena un curioso cambio della guardia. Da principio la cassaforte si chiamava sempre Laridel participations, ma aveva sede a Bruxelles. A maggio la holding belga ha lasciato il posto alla sua omonima lussemburghese, che ha comprato tutte le controllate italiane dal Billionaire al Twiga.

In altre parole, forse per motivi fiscali, Briatore ha trasferito da una tasca all’altra il controllo di una parte del suo gruppo. Con la fidata Arizzi a dirigere il traffico. Alla stessa consulente italosvizzera fa riferimento anche una holding olandese dal nome impronunciabile, Beleggingsmaatschapij Hawol.

Scioglilingua a parte, si scopre che questa società di Amsterdam possiede, attraverso un’altra finanziaria italiana, il 30 per cento dell’azienda farmaceutica Pierrel. Chi c’è dietro? Briatore naturalmente, che, via Olanda, ha dato una mano a Canio Mazzaro, marito della sua amica Santanchè, nonché socio di maggioranza della Pierrel.

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