Papa Francesco: sindacati come partiti. E chiede di anticipare pensioni

28 Giugno 2017, di Daniele Chicca

“Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l`azione dentro le imprese perde forza ed efficacia”. Lo ha detto il Papa alla Cisl, ricevuta in Vaticano prima dell’udienza generale in piazza San Pietro.

Francesco ha raccomandato la “profezia”, al sindacato, che “riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione più vera. Il sindacato è espressione del profilo profetico della società. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l`ha, denuncia il povero ‘venduto per un paio di sandali’, smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli ‘scarti’.

Come dimostra anche la grande tradizione della CISL, il movimento sindacale ha le sue grandi stagioni quando è profezia. Ma nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile.

“E invece – ha proseguito Francesco – se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l’azione dentro le imprese perde forza ed efficacia”.

Il sindacato deve vigilare sulle mura della città del lavoro, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro la città del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori delle mura. Il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora già o è in pensione. Questo va fatto, ma è metà del vostro lavoro. La vostra vocazione è anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia”.

Sempre sulle pensioni il papa ha detto che nel mondo ci sono “ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio è il solo lavoro buono dei bambini e dei ragazzi. E quando non sempre e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione – giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.

“Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa, della vita, dei legami e dei patti”, ha detto Francesco. “Ma forse – ha aggiunto – la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei ‘diritti del non ancora’: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro, tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte – ha notato il Papa tra gli applausi dei delegati del sindacato.

La corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo. So che vi state impegnando già da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di più. Abitare le periferie può diventare una strategia di azione, una priorità del sindacato di oggi e di domani. Non c’è una buona società senza un buon sindacato, e non c’è un sindacato buono che non rinasce”.

Quando facciamo uan missione in una parrocchia facciamo la missione perché tutta la parrocchia si converta: io vi auguro di convertirvi, di fare un passo in meglio nel vostro lavoro”, ha concluso il Papa, che ha poi chiesto: “Vi prego di pregare per me perché anche io devo conertirmi, per fare ogni giorno meglio la mia missione”.

“Stolto far lavorare troppo anziani quando 40% giovani è senza lavoro”

È una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”. “Pensiamo che qui, in Italia, il 40 per cento dei giovani da 25 anni in giù non ha lavoro…”: lo ha detto il Papa che ha ricevuto la Cisl prima dell’udienza generale in piazza San Pietro: “Dovete lottare lì”.

“Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità. È allora urgente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta”.

Il papa è intervenuto anche sulla differenza di salario tra uomini e donne. “Ancora nel mondo del lavoro la donna è di seconda classe: voi potreste dire, sì, ma c’è quella imprenditrice, quell’altra… ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata: fate qualcosa”.

Papa Francesco ha anche fatto un riferimento alla “sana cultura dell’ozio”, dicendo che “la persona non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare”. Saper riposare “non è pigrizia. Quando io incontro un uomo, una donna con due tre bambini, domando: ma stati con i tuoi figli? Eh, quando parto a lavoro ancora dormono, quando torno già sono andati a letto… Ma questo è disumano“.