Panico Spagna: disoccupazione al top, ora serve una soluzione nuova

27 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Prima delle promesse, peraltro gia’ sentite, di Draghi circa l’impegno a salvaguardare l’euro a tutti i costi, le cose – impossibile non ricordarlo – si stavano mettendo veramente molto male per la Spagna sui mercati. La situazione di fondo non e’ affatto cambiata, anche se il calo dei rendimenti decennali dal picco di 7,5% aiuta.

Gli ultimi dati hanno mostrato chiaramente come il mercato del lavoro sia ancora in piena crisi. La disoccupazione e’ salita al 24,6% nel secondo trimestre, ai massimi dal 1976. Il tasso e’ il piu’ alto della zona euro. Nei primi tre mesi era pari al 24,4%.

L’asta di giovedi’ e’ andata male e il fallimento della terza regione autonoma dopo Murcia e Catalogna (Valencia), che anch’essa ha chiesto il sostegno del governo centrale, ha peggiorato il quadro generale.

Lo stato delle casse di Madrid e’ penoso e il costo per assicurarsi contro un eventuale default del debito iberico ha iniziato a scendere solo grazie alle parole di Draghi. Prima si stava impennando, registrando un ampliamento della divergenza con l’Italia, come evidenziato dall’ultima edizione dell’Economist.

Il parere degli investitori sui gruppi aziendali spagnoli non e’ mai stato cosi’ negativo, e’ pessimista piu’ o meno quanto lo e’ nei confronti della sicurezza del debito sovrano del paese.

Prima di la borsa aveva perso il 30% da inizio 2012: le speranze che le societa’ quotate siano in grado di emettere prima o poi dividendi decenti sono ridotte al lumicino.

Le cose possono solo peggiorare se i dati macro deluderanno. Se la Spagna non ce la fa c’e’ bisogno di una soluzione nuova, perche’ quelle studiate finora non saranno sufficienti.

Innanzitutto ci vorra’ come minimo un altro piano di aiuti. La cura a breve termine doveva essere abbastanza, ma non lo sara’. Alle banche sono stati concessi 100 miliardi di euro di aiuti esterni, approvati anche dal parlamento tedesco.

I problemi sono anche politici e sociali. Da quando si e’ insediato a dicembre 2011 il primo ministro Mariano Rajoy ha lavorato sodo per migliorare la posizione debitoria del paese e la situazione finanziaria delle banche. Ha anche assecondato le richieste di Bruxelles per un nuovo round di misure di austerita’. Cio’ ha pero’ mandato in pezzi la societa’ civile.

Le riforme strutturali aiuteranno a porre rimedio ad alcune debolezze croniche, ma ci vorra’ del tempo prima che abbiano effetto. La morale e’ che serve qualcosa di nuovo.