Pandemie ieri e oggi: quali effetti per l’economia

19 Ottobre 2020, di Alberto Battaglia

Di pandemie è pieno il cammino della storia umana. Questo fattore, da solo, sarebbe bastato a persuadere del fatto che, pur con le tecnologie di oggi, una nuova catastrofe sanitaria sarebbe potuta, comunque, verificarsi.

Diversi think-tank lo sapevano bene, tanto che pochi mesi prima dell’effettivo scoppio del Covid-19 la Johns Hopkins University, poi divenuta punto di riferimento sui numeri del contagio, aveva effettuato una simulazione per capire quanto il pianeta fosse stato pronto ad affrontare una micidiale peste suina.

Non si tratta, come qualcuno ha poi voluto intendere, della prova che “già tutto si sapeva”, bensì del fatto che ai “livelli più alti” il rischio di una pandemia era tenuto in debita considerazione. A proposito, quella simulazione aveva messo in luce come la gran parte dei Paesi presi in analisi si sarebbe rivelato impreparato di fronte allo scenario di una pandemia, con un “voto” medio di 40 punti su un massimo di 100.

Il fatto che le catastrofi sanitarie siano state numerose non significa, però, che le loro conseguenze siano sempre paragonabili. Alle prime avvisaglie del fatto che il Covid-19 si sarebbe espanso in tutto il mondo il primo e unico paragone di una qualche importanza è stato quello con la pandemia dell’influenza spagnola che colpì l’Europa fra il 1918 e il 1920.

Gli effetti sull’economia dell’influenza spagnola

In tale occasione, ha calcolato l’economista Angus Maddison, il Pil dell’Europa Occidentale cedette il 3,38% nel 1918 e il 5,86% nel 1919, per poi recuperare il 4% nel 1920. Se accorpiamo la caduta dei due primi anni di pandemia si ottiene un calo del 7,78%. Si tratta di un calo paragonabile a quello che prevede il Fmi per l’Area euro nel solo 2020: -8,3%. Secondo il Fondo monetario, tuttavia, la fase acuta della crisi non si protrarrà anche nel 2021, per il quale si prevede già un recupero del 5,2% (dato relativo all’Eurozona).

A occuparsi dei possibili effetti economici che una pandemia avrebbe avuto in Europa erano stati, in tempi non sospetti anche gli studiosi Lars Jonung e Werner Roeger (Directorate-General for Economic and Financial Affairs della Commissione europea). Nel 2006 il paperThe macroeconomic effects of a pandemic in Europe” aveva concluso nei seguenti termini l’analisi dei rischi:

“La nostra stima del costo macroeconomico di una pandemia in Europa è alta, poiché abbiamo studiato uno scenario medico piuttosto grave con un tasso di mortalità superiore a quello dell’influenza spagnola in Europa nel 1918-1920”, avevano scritto i due studiosi, “tuttavia, una tale pandemia non implicherà un disastro economico per l’Europa. Gli effetti macroeconomici di una futura pandemia come qui stimati sono all’incirca della stessa dimensione di quelli di una grave recessione”.

Quanto adesso sappiamo con una certa sicurezza è che la “grave recessione” indotta dal Covid-19 si rivelerà la più severa dal secondo Dopoguerra. La domanda che resta senza risposta univoca riguarda quali saranno gli strascichi a lungo termine del debito creato in questi mesi per tamponare l’emorragia dei redditi e fallimenti aziendali.