Palestine Papers: processo di pace compromesso definitivamente

24 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Era il 1971 quando Daniel Ellsberg consegno’ al New York Times i Pentagon Papers, un dossier di 7.000 pagine coperto da segreto di stato che rivelava le strategie del governo americano legate alla guerra in Vietnam. L’allora presidente Richard Nixon tento’ in tutti i modi che i documenti ufficiali dai contenuti scomodi – che evidenziavano la sfrontatezza della politica statunitense – venissero pubblicati. Invano pero’: la Corte Suprema impedi’ l’ingiunzione voluta dal capo di stato, invocando la liberta’ di stampa. Di quella storia e’ uscito anche un film ben riuscito, “The Most Dangerous Man in America”.

Ed ecco esattamente 40 anni dopo venire alla luce documenti altrettanto scomodi, riguardanti un altro conflitto infinito: quello israelo-palestinese. Dalle rivelazioni emergono una serie di concessioni enormi che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Abbas era pronta a fare a Tel Aviv. Il leader dell’OLP si e’ pero’ subito mosso per smentire il contenuto dei documenti, definiti un semplice “gioco propagandistico”, mentre Hamas ha reagito secondo previsioni, accusando l’organizzazione “moderata” di aver tradito gli interessi del popolo palestinese.

A far gridare allo scandalo il gruppo islamista al potere nella Striscia di Gaza e vincitore delle ultime elezioni sarebbe stato l’accordo segreto di accettare l’annessione di tutti gli insediamenti israeliani illegali a Gerusalemme Est tranne uno in cambio del riconoscimento dello stato palestinese. Si parla di una delle questioni piu’ delicate da risolvere se i due popoli vogliono uscire dal pantano di uno scontro senza fine.

I documenti segreti di cui Al Jazeera e’ entrata in possesso sono stati definiti la piu’ grande fuga di informazioni nella storia del conflitto mediorientale. Ma non e’ finita qui: l’emittente ha fatto sapere che continuera’ a diffondere nuovi documenti fino a mercoledi 26. Andando per ordine, alle 21 di domenica sera in simultanea i siti di Al Jazeera e del Guardian hanno pubblicato articoli e notizie su un blocco di documenti riservati riguardanti il conflitto israelo-palestinese e presentati sotto il titolo “The Palestine papers”. Si tratta di quasi 1.700 documenti: fiumi di pagine di rapporti diplomatici sulle tensioni tra israeliani e palestinesi, risalenti al periodo compreso tra il 1999 e il 2010.

Secondo la ricostruzione degli eventi, il negoziatore per l’Autorita’ Palestinese Saeb Erekat (nella foto in prima pagina con Abbas) era pronto a offrire a Israele tutti gli insediamenti tranne quello di Har Homa in cambio del riconoscimento della Palestina. La proposta – la piu’ generosa della storia dei negoziati tra i due popoli – venne avanzata durante l’incontro del 15 giugno 2008 alla presenza dell’allora ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, dell’allora premier dell’Autorita’ Palestinese, Ahmed Qurei e dell’allora segretario di stato americano Condoleeza Rice. Secondo il Guardian si tratta di un segnale di estrema debolezza e disperazione da parte dei leader palestinesi, preoccupati di avere ormai perso la loro credibilita’ politica rispetto ad Hamas. Al Jazeera ha anche ricostruito la vicenda in un bel video ricco di immagini suggestive.

Che si tratti di verita’ distorta o meno, sicuramente le informazioni inedite rischiano di far saltare definitivamente il processo di pace, perche’ non fanno che validare l’idea gia’ radicata in entrambe le fazioni in causa, che si puo’ riassumere cosi’: non si riuscira’ mai a raggiungere un accordo pertanto l’unica via da perseguire e’ quella delle armi. Se infatti gli israeliani non sono soddisfatti di ricevere “la piu’ grande Gerusalemme della storia”, come l’ha definita un disperato Erekat, allora il margine di trattativa e’ veramente ristretto.

Il tutto in un momento di crisi gravissima per gli abitanti della lingua di terra di Gaza, dopo che il primo ministro israeliano Netanyahu ha chiuso il rubinetto dell’acqua e dei cavi elettrici, e mentre gli Stati Uniti sono sottoposti a pressioni insolitamente forti dai suoi alleati europei e arabi per non porre un veto alla bozza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che riafferma l’opinione internazionale secondo cui gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono illegali.