PAGANO AZIENDE
E CETO MEDIO

1 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Hanno vinto i sindacati e il pubblico impiego. Hanno perso professionisti, commercianti, piccole imprese, ceto medio. La sintesi della Finanziaria 2007 si può raggruppare in questa semplice immagine. Volendo tagliare il giudizio un po’ con l’accetta si può dire che i benefici si sono concentrati sull’area meno produttiva del Paese.

A pagare, invece, saranno le categorie più dinamiche e anche le aree più avanzate come il nord-est dove si addensa gran parte del popolo delle partite Iva. I sindacati hanno vinto perchè hanno ottenuto tutto quello che volevano: forti aumenti salariali nel pubblico impiego (circa due miliardi) e nessun taglio nella scuola su cui minacciavano uno sciopero generale.

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Sono stati fortemente penalizzati gli autonomi e i ceti medi. Su di loro peserà buona parte della stangata da 13 miliardi. Le partite Iva si vedranno aumentati i contributi e irrigiditi i criteri di definizione degli studi di settore che avranno durata triennale. In buona sostanza viene confermata l’antica diffidenza del vice ministro Visco verso questa categoria sociale considerata ad altissimo rischio tributario. Da domani la caccia al renitente fiscale è aperta.

Infine i ceti medi. Quelli che guadagnano più di 75 mila euro si vedranno applicare un’aliquota marginale del 43% contro 39 precedente. Ma già da 55 mila comincerà la strage di deduzioni e detrazioni che, complessivamente farà salire la pressione tributaria a carico di questa fascia di cittadini. Senza contare che ci sarà una rimodulazione degli scaglioni per cui i redditi più robusti cominceranno a pagare le tasse già sui primi 7.500 euro di guadagno mentre per gli altri contribuenti resta area no tax.

LOTTA DI CLASSE

Difficile, in questa impostazione non vedere un lontano riflesso di lotta di classe tanto cara alla sinistra comunista che c’è nella maggioranza e all’ala radicale del sindacato. Un dubbio confermato dall’attacco alle posizioni delle imprese. Certo il sistema imprenditoriale del Paese non avrà ragione di esultare da questa Finanziaria. A partire dall’anno prossimo le imprese dovranno versare fra il 50 e il 65% del tfr ad un fondo dell’Inps che poi verrà utilizzato per le infrastrutture. Significa che le aziende dovranno andare in banca a chiedere la liquidità necessaria a frionteggiare l’impegno. Un appesantimento non certo compensato dal beneficio del cuneo fiscale.

Risparmieranno un po’ sui contributi ma il vantaggio sarà spalmato su due anni anzichè in uno solo. Luca di Montezemolo che aveva giocato una parte non trascurabile del suo prestigio in questa battaglia dovrà faticare parecchio per spiegare agli associati come sono andate le cose. Il fantasma dei fischi di Vicenza si trasformerà in incubo.

MOBILITÀ LUNGA

Un problema reso ancora più complicato dalla resurrezione della mobilità lunga della durata di ben sette anni. Era un istituto che la riforma Maroni aveva abolito. Consente infatti di mettere a carico dell’Inps i lavoratori cinquantenni in esubero accompagnandoli alla pensione. Il ripristino della mobilità lunga di sette o più anni certamente è molto gradito al sindacato e anche alle grandi imprese, come la Fiat, che ha problemi di ristrutturazione. La Finanziaria prevede questo beneficio a vantaggio di seimila lavoratori con un costo di 2 milioni per il 2007 che salirà a 59 l’anno successivo e 149 nel 2009. I beneficiari verranno individuati sulla base di una trattativa fra sindacati e impresa. «Una procedura – spiega l’ex sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – che certamente provocherà valanghe di ricorsi alla Corte Costituzionale per violazione dei diritti di eguaglianza tra tutti i cittadini».

Ma soprattutto una misura che contraddice tutti i progetti di innalzamento dell’eta pensionabile perchè consentirà di lasciare il lavoro a cinquant’anni. Proprio adesso che la riforma Maroni stava dando buoni risultati tanto che, nel secondo trimestre di quest’anno, ben 262 lavoratori con più di cinquant’anni avevano trovato un nuovo lavoro. «Ora – aggiunge Maroni – per loro ci sarà solo la prospettiva della rottamazione scardinando la riforma Maroni e tutti i progetti per alzare l’età pensionabile». Certamente un regalo ai grandi gruppi che non farà piacere alle piccole e medie imprese costrette invece a pagare l’anticipo sul tfr.

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