PAESE TORBIDO? CERTO, GUARDATE
IL CASO CALVI

7 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Assolti il “finanziere” Flavio
Carboni, la sua ex
compagna Manuela
Kleinszig, l’ex cassiere della
banda della Magliana Pippo
Calò, Ernesto Diotallevi,
esponente di spicco della stessa
banda, e Silvano Vittor, il
misterioso accompagnatore a
Londra.

E così il caso Roberto
Calvi, la misteriosissima
morte del banchiere presidente
del Banco Ambrosiano
trovato impiccato sotto il
ponte dei Frati Neri il 18 giugno
del 1982, per la seconda
Corte d’Assise di Roma sarebbe
chiuso. Gli imputati, al
termine del processo cominciato
nell’ottobre di due anni
fa, dopo la riapertura del caso
da parte della magistratura
britannica, sono stati giudicati
non colpevoli sulla base
dell’art. 630 del codice di procedura
penale, quello che,
una volta, definiva l’insufficienza
di prove. Il pubblico
ministero aveva chiesto quattro
ergastoli.

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Ora si vedrà quale seguito
avrà la vicenda giudiziaria.Un
fatto però è già chiaro: la bellezza
di un quarto di secolo
dopo il ritrovamento del corpo
di Roberto Calvi sotto il
ponte sul Tamigi con una corda
al collo, ancora non c’è alcuna
verità. Uno dei casi politico-
giudiziari che hanno avu-
A to più risonanza nella storia
del nostro paese, una vicenda
intricatissima che ha coinvolto
esponenti del mondo finanziario
e politico e per il quale è
stata evocata l’inquietante
presenza dello Ior, l’istituto
bancario del Vaticano, resta irrisolto.

Anni e anni di indagini,
interrogatori, ricostruzioni, rivelazioni
clamorose, nonché la
riapertura delle indagini da
parte di Scotland Yard (che in
un primo momento aveva accettato
l’ipotesi comoda del
suicidio), non sono serviti ad
alcunché. La decisione presa
dal gip del tribunale di Roma
nel 1997 di riaprire l’inchiesta
e di ordinare l’arresto di Calò
e Carboni è stata sostanzialmente
sconfessata. Perché
mancano le prove.

Non è un bel giorno per la
giustizia italiana e la (provvisoria)
sconfitta di quanti hanno
cercato per tanti anni la verità
sul caso Calvi non è un bel
segnale, specialmente in questo
periodo in cui sembrano
riemergere trame, intrighi,
condizionamenti di varia e pesante
natura sulla vita politica
del paese. Sarà bene che chi
deve, ora, riprenda in mano i
fili delle indagini, perché gli
italiani debbono sapere che
cosa accadde, in quei torbidi
giorni del giugno di 25 anni fa,
sotto un ponte di Londra.

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