PADRONI E OPERAI UNITI NELLA LOTTA CONTRO IL GOVERNO

27 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
A Romano Prodi non è rimasto che prendere carta e penna per tentare di contenere i danni, e tentare di tenersi stretta almeno la Cgil. A Guglielmo Epifani ha scritto tutto il suo vivo apprezzamento, per la firma del protocollo su welfare, tutele nel mercato del lavoro e crescita. Per Prodi, la firma «è il coronamento di un intenso impegno del governo e delle parti sociali per una vasta e inedita redistribuzione di risorse a vantaggio di pensionati, lavoratori, giovani e donne e della competitività del Paese».

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Ma il premier sa benissimo che la firma della Cgil è a maggioranza, ed è pro forma, perché Epifani, al fine di contenere la rottura interna con la Fiom di Cremaschi e Rinaldini, ha dovuto avanzare un’eccezione formale sul fatto che il testo finale dell’accordo fosse diverso da quello posto sul tavolo. La stabilizzazione di ventiduemila lavoratori nel settore dei call center e l’emersione dal lavoro nero di circa centomila lavoratori nel settore dell’edilizia, la stabilizzazione di migliaia di precari del settore pubblico e della scuola, tutto ciò che Prodi elenca appartiene al passato. È sul presente e sul futuro, che ai piani alti della Cgil si mastica amaro. Perché Epifani non ha nessuna intenzione di regalare a Cremaschi e ai dissidenti il ruolo di Re Leone nella consultazione sul welfare tra i lavoratori, nel prossimo autunno.

Epifani non vuole sacrificarsi al Pd

A maggior ragione se la consultazione sarà tra tutti i lavoratori e non solo tra gli iscritti al sindacato, la posizione della sinistra antagonista potrebbe mietere molti consensi. Fino al punto di minacciare gli stessi equilibri attuali, della confederazione di Corso Italia.

L’anno prossimo il sindacato “rosso” ha all’ordine del giorno una conferenza di organizzazione, e giungervi con un indebolimento complessivo della segreteria confederale attuale non è un regalo da Prodi che Epifani possa facilmente accettare, sull’altare del Partito democratico. Ed è per questo che Diliberto ieri ha preso a sua volta carta e penna e ha scrit- to a Epifani, per tirargli la giacchetta dalla parte esattamente opposta di quella di Prodi. Se tra l’ala dura operaista il sostegno al premier vacilla e s’incrina, tutte le associazioni del lavoro autonomo si interrogano sull’impossibilità di un accordo che aggrava ulteriormente contributi e forbice di svantaggio pensionabile per i lavoratori autonomi e per i parasubordinati, ai quali spesso si ricorre nel settore.

Il leader nazionale di Confcommercio, Sangalli, è personalmente ancora esitante di fronte a manifestare insieme a Confartigianato il no assoluto al protocollo d’intesa. Ma ieri Confcommercio del Veneto ha cominciato a sparare in proprio, e dalla base del Nord la pressione a sottrarsi all’abbraccio governativo è fortissima. Quanto a Confartigianato, il presidente nazionale Giorgio Guerrini ha rilasciato un’intervista durissima a LiberoMercato che trovate insieme a Libero di oggi, ed è perentorio nel dichiarare che lui l’intesa dettata – e respinta come inadeguata – dalla Cgil non ci pensa proprio a firmarla. E scommette che analoga conclusione sarà annunciata da Confesercenti, Cna e Casartigiani, oltre alla stessa Confcommercio.

In effetti le cinque confederazioni del commercio, dell’artigianato e dei servizi se ne sono andate prima della conclusione del negoziato, nella notte di palazzo Chigi. Non resta che Confindustria. All’indomani del direttivo nazionale che a Montezemolo ha riservato la brutta sorpresa di una Emma Marcegaglia determinta a soste- nere dubbi fondatissimi sull’opportunità di sostenere un accordo che in materia di età pensionabile spalma i requisiti con oneri tanto sottoquantificati e coperture tutte ancora da trovare – tranne l’automatico aggravamento del prelievo contributivo – il presidentissimo ha prudentemente tenuto un insolito silenzio stampa. Certo, la sua attenzione prioritaria andava all’atteso verdetto sulla querelle che in Formula Uno opponeva la Ferrari alla McLaren. Ma è inutile nascondersi che l’operazione-simpatia, avviata per due giorni dal Sole 24 ore tutto a favore per pagine e pagine della bozza di protocollo offerto dal premier a sindacati e associazioni datoriali, nella confederazione non sembra proprio suscitare echi analoghi.

L’autunno caldo per il governo

Anche i più prudenti hanno capito che il post-Montezemolo si gioca su un’ipotesi di netta discontinuità rispetto al sostegno a un governo Prodi che da tutti viene considerato ormai al termine della sua spinta propulsiva. Di conseguenza, dare un sì oggi, soli a fianco di Cisl e Uil ma con una lettura totalmente opposta alle firme apposte anni fa al Patto per l’Italia che non piaceva alla Cgil, per trovarsi poi di fronte a nuove sorprese negative in finanziaria, non è ipotesi che nelle associazioni territoriali e di categoria vada per la maggiore. E non è un caso che al direttivo nazionale a favore del “sì” confindustriale abbiano finito per parlare solo esponenti come Abete e Cipolletta, il cui sostegno politico a Prodi è scontato. Sarà tutto da vedere, l’autunno caldo di un governo lasciato solo da operai, padroni e padroncini in un solo colpo.

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