PACCHETTO RCS: RICUCCI CONTINUA A CREARE PROBLEMI

9 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Brivido nel cuore di Magiste International. Ieri Vitale & Associati e lo Studio Ripa di Meana, rispettivamente advisor finanziario e advisor legale della holding che fa capo a Stefano Ricucci, hanno minacciato, secondo quanto risulta a F&M, di abbandonare il loro incarico.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Nella tarda serata di ieri la frizione è stata però ricomposta. Alla base del dissidio ci sarebbe stata una differenza di vedute con l’azionista della società e il management sulle competenze spettanti ai consulenti. In buona sostanza, tanto Vitale & Associati quanto lo Studio Ripa di Meana avrebbero preteso carta bianca nello svolgimento dei loro compiti. Che prevedono, tra l’altro, la ricerca di una soluzione rapida per la riduzione dell’indebitamento del gruppo immobiliare.

L’ipotesi di una rinuncia dei due superconsulenti avrebbe di molto aggravato il già di per sé oneroso incarico del presidente e amministratore delegato di Magiste International, Lucia Morselli, da poco meno di due settimane nella «stanza dei bottoni» della holding. Sebbene affiancata in cda da un esperto di revisione contabile come il docente universitario Gaetano Troina e da un uomo di fiducia di Ricucci (il consigliere Marco Cioni), il lavoro della Morselli non avrebbe avuto molte chance di ottenere risultati in una prospettiva stand alone. Lo spettro del default ha così iniziato ad aleggiare su Magiste International.

In serata si è quindi deciso di dare piena fiducia ai due advisor che sono ritornati a lavorare febbrilmente a tutto campo. Il primo nodo da sciogliere è sicuramente sbloccare l’impasse sul 14,9% di Rcs in pegno alla Banca Popolare Italiana. Una matassa che con il passare dei giorni diventa sempre più difficile da sbrogliare. Proprio ieri, infatti, è tramontata l’ipotesi di cedere la quota (che alle quotazioni di Borsa di ieri valeva circa 455 milioni di euro) all’imprenditore immobiliare Luigi Zunino a un prezzo unitario di 4,4 euro circa. Il ricavato avrebbe portato in cassa circa 480 milioni e, considerato l’incremento degli accantonamenti di Bpi sulla posizione di Magiste, avrebbe consentito alla banca di chiudere la partita con una minusvalenza di modesta entità.

Il direttore generale dell’istituto lodigiano, Divo Gronchi, secondo fonti bene informate, ha preso atto che la soluzione-Zunino non avrebbe incontrato i favori del patto di sindacato di Via Solferino, al quale spetta l’ultima parola su ogni trasferimento di azioni della società. Di qui la chiusura di ogni trattativa. E da oggi tanto Magiste quanto Popolare Italiana dovranno ricominciare a pensare a una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.

Copyright © Bloomberg – Finanza&Mercati per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved