P3, Bankitalia accusa Verdini per la banca: “Conflitto di interessi da 60 milioni”

14 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

La Banca d’Italia accusa il Credito cooperativo fiorentino (Ccf) a lungo presieduto da Denis Verdini, coordinatore del Pdl, di irregolarità e conflitto di interessi. Verdini reagisce: «Accuse insussistenti».

Gli accertamenti ispettivi condotti dalla Banca d’Italia presso l’istituto dal 25 febbraio al 21 maggio scorsi – la cui conseguenza è stata l’amministrazione straordinaria dell’istituto – hanno evidenziato «gravi carenze» degli organi aziendali, con «totale accentramento dei poteri» sulla figura dell’allora presidente Verdini ed «estesi profili» di potenziale «conflitto di interessi» dello stesso Verdini con quelli della banca, per affidamenti pari a 60,5 milioni di euro. E’ quanto si leggenella delibera del 20 luglio scorso inviata dalla Banca d’Italia al ministro dell’Economia con la quale è stata proposta – e poi disposta con decreto del 27 luglio dal ministro Giulio Tremonti – l’amministrazione straordinaria della banca fiorentina, finita anche nell’inchiesta sulla P3.

Bankitalia: «Irregolarità nelle relazioni creditizie». Bankitalia ha rilevato, in particolare, «un’ampia deviazione della gestione aziendale dai canoni propri del modello mutualistico», con gravi riverberi su altri profili. In particolare – scrive l’Istituto di vigilanza – «gravi anomalie ed irregolarità nelle relazioni creditizie hanno condotto ad una elevata lievitazione dei livelli di concentrazione e di deterioramento della qualità degli impieghi» e all’accentuarsi di rischi di carattere operativo. Le criticità gestionali, inoltre, «hanno determinato il sostanziale azzeramento della capacità reddituale» dell’istituto.

«Iniziative in contrasto con indicazioni Bankitalia». Il governo societario è risultato «totalmente accentrato» nelle mani del presidente Denis Verdini (che era in carica dal 1990), «principale fautore della politica di espansione creditizia verso clientela di grandi dimensioni, fra cui rientrano anche iniziative riconducibili al suo gruppo familiare», in contrasto con le indicazioni che in passato erano venute dall’istituto di vigilanza.

«Gravi carenze antiriciclaggio». Gli ispettori di Bankitalia hanno inoltre riscontrato «gravi carenze ed irregolarità» in materia di antiriciclaggio. Nel paragrafo dedicato all questione sono citate alcune operazioni, una delle quali riguarda una società editoriale riconducibile proprio a Verdini.

«Operazioni effettuate in maniera anomala». Bankitalia parla poi di alcune «operazioni volte ad effettuare, con modalità anomale e in assenza di registrazioni nell’Archivio unico informatico, il trasferimento di un importo di 500mila euro in favore di due clienti classificati a sofferenza», uno dei quali sottoposto a indagini per riciclaggio. Inoltre, «solo nel corso degli accertamenti ispettivi» e in seguito all’avvio di indagini giudiziarie, il Credito cooperativo fiorentino «ha provveduto a segnalare i versamenti per complessivi 800mila euro in favore di una delle società editoriali riconducibili al dottor Verdini, effettuati nel periodo giugno-dicembre 2009 da soggetti non conosciuti, interessati in iniziative economiche di dimensioni modeste o da tempo cessate». Verdini, interrogato in proposito lo scorso mese di luglio dai pm di Roma e durante una conferenza stampa, ha sostenuto che quel versamento di 800mila euro rientrava in un’operazione da 2,6 milioni di aumento di capitale del Giornale della Toscana.

La replica di Verdini. «Si tratta dell’inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge. Per quanto riguarda il mio potenziale conflitto di interessì nei confronti del Ccf evidenziato nel verbale di contestazione, questo è fondato su ipotesi errate di fatto e di diritto, la cui insussistenza sarà presto dimostrata, in quanto ho sempre operato nella massima trasparenza e nell’interesse della banca», è stata la replica di Verdini. «Rilevo altresì – ha aggiunto – in merito al nuovo polverone mediatico che si sta alzando e alle conseguenti strumentalizzazioni politiche, che nella delibera degli ispettori non c’è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare».

«Il quadro che emerge dai riscontri degli ispettori di Bankitalia è molto pesante. Se confermato, Verdini deve trarne le inevitabili conseguenze politiche e dimettersi», ha commentato l’esponente del Pd Gianclaudio Bressa, capogruppo del Pd in commissione Affari Costituzionali.