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OTTIMISTI? SI’! CRESCITA RECORD PER L’ ITALIA

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(WSI) – Buone notizie di fine agosto. La più interessante riguarda l´Italia. E´ uscito in questi giorni il rapporto di previsioni di agosto di Consensus (l´insieme delle opinioni dei maggiori centri di ricerca economica del mondo), e per l´anno in corso all´Italia viene assegnata una crescita dell´1,4 per cento, che dovrebbe poi ridursi all´1,2 per cento nel 2007. Ma molti osservatori indipendenti (soprattutto di origine bancaria, come Bnl-Bnp Paribas) giudicano questa previsione troppo severa e ne lanciano un´altra che sembra discostarsi da questa di pochissimo, ma che è sostanzialmente una cosa diversa. Queste previsioni parlano addirittura di una crescita 2006 dell´1,7 per cento che potrebbe poi ridursi all´1,3 nel 2007.

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In sostanza, secondo Bnl-Bnp Paribas, l´economia italiana è decollata e rischia di sfiorare il 2 per cento, quest´anno, contro lo zero dello scorso anno. E va detto che, se questa stima può sembrare ottimista in misura eccessiva, c´è un´altra banca (internazionale, JP Morgan) che arriva a immaginare una crescita italiana 2006 vicina davvero al 2 per cento (1,8 per cento per la precisione) a cui dovrebbe fare seguito una crescita dell´1,9 per cento l´anno prossimo). Secondo JP Morgan, cioè, non solo il boom italiano è già cominciato ed è in pieno svolgimento, ma dovrebbe addirittura accentuarsi nel 2007.

Queste due previsioni, e questo va detto per correttezza, non sono condivise dagli altri esperti del panel di Consensus (che sono molto più prudenti), ma stanno a dimostrare che per quanto riguarda il nostro paese non tutti i giochi sono già stati fatti e che esiste quindi la possibilità di chiudere poi l´anno bene e, soprattutto, di cominciare un 2007 da posizioni molto migliori.

Impossibile dire oggi chi avrà ragione. Si può solo sottolineare il fatto che l´ipotesi «crescita al 2% per due anni di fila», che ancora qualche settimana fa sembrava una bizzarria di questa rubrica, comincia adesso a trovare sostenitori ben più autorevoli e attrezzati.

L´altra buona notizia riguarda l´Europa (area euro). Fino a qualche settimana fa si riteneva che la crescita 2006 si sarebbe fermata al 2,1 per cento, adesso c´è consenso generale sul fatto che invece si andrà al 2,3 per cento. E, date le performances medie dell´area euro, questo significa che in questo momento il Vecchio Continente sta correndo e molto. Le stesse previsioni di Consensus dicono che nel 2007 ci sarà il previsto rallentamento, ma con una congiunta che continua a rimanere abbastanza in tiro: la crescita 2007 dell´area euro infatti dovrebbe essere intorno all´1,8%, che è sempre una bella crescita per un´area che tradizionalmente non è abituata a grandi slanci.

In rallentamento, invece, la locomotiva America. Secondo alcune stime in questo momento l´Europa sta muovendo al ritmo del 4 per cento all´anno (anche se prima è andata più piano e poi rallenterà di nuovo) mentre gli Stati Uniti sono al 2,5 per cento. In sostanza, oggi l´Europa corre quasi il doppio dell´America. Ma poi si sa che rallenterà, anche e proprio perché rallenta l´America, buonissima cliente delle aziende europee.

E qui viene da porsi la domanda che è già stata messa sul tavolo altre volte. Visto che l´Europa ha preso un po´ di slancio, perché poi non riesce a correre da sola? In fondo, l´Europa dispone di un mercato di oltre 400 milioni di persone, più grande persino di quello degli Stati Uniti. Perché, allora, deve sempre aspettare che sia l´America a tirarla nella volata? Perché non può correre con le sue gambe, regalandosi quindi cinque o sei anni di boom?

La risposta, purtroppo, non può che essere la solita (e riguarda anche l´Italia). I consumatori europei non riescono a innescare un boom di domanda interna (e quindi a sostenere la propria economia in modo prolungato) perché sono sostanzialmente consumatori spaventati e impoveriti. Spaventati perché i due pilastri sui quali si era retto il sistema-Europa nel dopoguerra (e cioè welfare state e sicurezza del posto di lavoro) stanno crollando.

L´Europa, in concreto, non si può più permettere né il welfare state di oggi né la sicurezza a vita del posto di lavoro, ma il passaggio verso il «nuovo ordine» non avviene in modo chiaro e netto. Ci si va attraverso crisi successive della finanza pubblica, generando quindi paure e tensioni nella gente.

Il consumatore europeo, infine, è impoverito perché buona parte del suo reddito se ne va in spese per servizi (a cominciare dalla casa per finire con l´energia) che sono eccessive e sproporzionate. Nei «servizi» europei c´è poco mercato, mancano liberalizzazioni e quindi c´è un assorbimento di reddito troppo elevato, che poi costringe la gente a essere prudente e che di fatto impedisce loro di innescare un boom dei consumi e quindi un boom economico autosufficiente.

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