Ospedali: quelli che costano di più offrono le cure peggiori

4 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Il Ministero della Salute riscrive le pagelle degli ospedali e conferma che dove la sanità costa di più ci si cura anche peggio. Così mentre infuria la «Regionopoli» emerge la mappa dei reparti e dei nosocomi dello spreco, dove si fanno ricoveri e interventi con il contagocce, senza assicurare ne’ l’economicità ne’ la sicurezza dei pazienti in mani poco esperte. Per credere basta cimentarsi nella lettura del nuovo portale che indica efficienza e qualità degli ospedali d’Italia, pubblici e privati convenzionati, presentato ieri dal Ministro Balduzzi.

Una gigantesca mole di dati che passano al setaccio 42 prestazioni tra le più rilevanti. E scorrendo le «liste nere» dei nosocomi peggiori a prevalere sono proprio quelli delle regioni in piano di rientro dai deficit sanitari. Che la spesa allegra non faccia bene alla salute lo dicono anche altri dati nascosti nelle pieghe del portale, che parlano di 92 strutture dove si pagano stipendi e macchinari per meno di 10 ricoveri l’anno (anche se alcune non sono ospedali ma luoghi di lungodegenza o riabilitazione).

E poi ci sono i casi, tutt’altro che rari, di reparti chirurgici dove si fanno non più di due o tre interventi l’anno. Reparti inutili se non a mantenere il posto di Primario, mentre in altri dipartimenti della stessa struttura mancano medici e posti letto. Solo per fare un esempio in ben 689 ospedali si eseguono meno di 20 interventi l’anno per tumore allo stomaco, meno di quelli che le linee guida internazionali indicano essere la soglia minima di sicurezza per i pazienti.

Perché dove si fa meno esperienza sul campo la mortalità aumenta. «Al Policlinico Umberto Primo di Roma lo stesso tipo di intervento si fa in 15 reparti diversi, il che – denuncia il direttore del portale, Carlo Perucci – significa che in molti non se ne fanno più di uno, due l’anno». Che ci sia ancora una sovrabbondanza di ospedali lo dimostra del resto il confronto con un sistema sanitario inglese, dove le strutture di ricovero sono solo 400 contro le nostre 1.483.

Un dato che nasconde quello dei molti ospedali dove di interventi se ne fanno pochi e che non a caso quasi sempre finiscono nelle parti basse della classifica di ciascuna delle 42 prestazioni monitorate dal Ministero. Gli uomini di Balduzzi non vogliono sentir parlare di classifiche ma basta mettere in fila i numeri del portale per ricavare la lista di «buoni e cattivi». Così l’ospedale di Carate Brianza si distingue per il minor numero di parti cesarei (appena il 4%) mentre nelle cliniche “Villa Cinzia” di Napoli e “Mater Dei” di Roma si usa quasi esclusivamente il più redditizio bisturi (rispettivamente 90 e 92%). Ma in genere le performance migliori si concentrano al Nord. La frattura del femore va operata entro 48 ore per evitare danni permanenti soprattutto agli anziani. Ma all’Ospedale “Loreto Mare” di Napoli questo avviene nemmeno nell’1% dei casi mentre al “Poliambulanza” di Brescia arrivano al 94%. In genere al Nord 7 pazienti su 10 entrano in sala operatoria nei tempi previsti, al Sud una quota residuale.

Le informazioni del portale potrebbero presto essere utilizzati anche per applicare meccanismi di “bonus-malus” nel finanziamento delle strutture. Intanto Balduzzi ha promesso trasparenza: dal nuovo anno i dati, in versione semplificata, saranno anche a portata di click degli assistiti.

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