ORSI IN BORSA

28 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Un finale con l’Orso è quello che si prepara per i mercati azionari. Come diceva Mark Twain, «ottobre è un mese pericoloso per investire in Borsa. Gli altri mesi pericolosi sono novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e settembre».

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Ma, al di là delle battute, ottobre e novembre sono davvero a rischio perché anche una semplice correzione innesca la voglia degli investitori di consolidare le performance annue e la flessione si può trasformare in slavina. Questo dovrebbe essere meno vero in Piazza Affari, considerato che la Borsa viaggia una decina di punti sotto le altre piazze europee, ma ciò nonostante ieri il listino milanese è quello che ha preso la scoppola più violenta.

Questa considerazione statistica all’apparenza di dettaglio è invece importante per cogliere il driver di questa fase ribassista, che altrimenti sarebbe difficile spiegare proprio ora che il temuto cappio al collo della crescita mondiale, vale a dire il prezzo del greggio, ha un po’ allentato la morsa. Così come il caro petrolio non ha impedito il lungo rialzo delle Borse, una sua flessione non può impedire la caduta delle Borse. Perché la variabile chiave è la liquidità del sistema e il rialzo dei tassi la sta drenando a vista d’occhio.

In questo quadro non può stupire se Piazza Affari è l’ultimo vagone del convoglio. Il suo stato di salute dipende da tre fattori. L’andamento del petrolio, considerato il peso dell’Eni sull’indice. Il livello dei tassi, perché una Borsa dominata dalle utility è tanto più attraente quanto più queste aziende riescono a porsi come valide alternative all’investimento in bond: non a caso, questa natura difensiva del mercato spiega la migliore performance passata di Piazza Affari rispetto alle altre Borse. Il fatto che questi due elementi si siano ribaltati è già sufficiente a spiegare i rovesci del listino milanese.

Infine, come ogni mercato che si rispetti, le storie di contendibilità delle aziende che vi sono quotate. Ma ora anche questa componente è venuta meno, e non solo per la caduta rovinosa dei furbetti del quartierino. È passato il messaggio che scalate, in quanto tali, sono qualcosa di illecito o comunque di disdicevole. Mentre quello che appare giusto e desiderabile è il mantenimento dell’ordine costituito. Regna la pace dei salotti, quella imposta per tanti anni da Mediobanca e che aveva come prezzo l’arretratezza del mercato azionario.

France Télécom

Con la quantità di aziende in corso di privatizzazione o da collocare sul mercato azionario, nessuno come lo Stato francese avrebbe l’imperativo di presentarsi come un azionista impeccabile. E invece, ecco un episodio degno dello spaghetti-capitalism come un tempo il Financial Times bollava le prodezze dei nostri imprenditori quotati. Ieri France Télécom ha lanciato un profit warning che ha avuto conseguenze disastrose sul titolo, caduto del 6,21%, con effetti collaterali per l’intero comparto europeo delle tlc e in particolare per Telecom Italia (scesa del 4,84% su livelli dell’agosto 2004). L’aspetto curioso è che il 5 settembre scorso lo Stato francese aveva messo sul mercato un’altra tranche della compagnia di tlc, al prezzo di 24,11 euro. Difficile pensare che, un mese e mezzo fa, non ci fosse neppure un sospetto sull’andamento negativo dei ricavi. E oggi France Télécom viaggia a 21,8 euro. Tenere a mente per i prossimi collocamenti.


Banco di Desio

Giornata negativa per il Banco Desio, in calo del 2,1 per cento. Anche la controllata Anima, reduce da un brillante esordio in Piazza Affari, ha perso terreno ma in misura inferiore (l’1,54). Mercoledì, a fronte del rialzo del 10,33% di Anima, il Banco aveva guadagnato l’1,97. L’istituto capitalizza circa 820 milioni e di questi una quota rilevante (circa 200) è rappresentato dal 50 e più per cento della società di asset management. E forse il Banco Desio può diventare un altro modo conveniente di investire in Anima.

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