ORSI E TORI:
COME INVESTIRE
NEL PROSSIMO SEMESTRE

3 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Su una sola previsione i guru di Wall Street sono d’accordo: la seconda metà dell’anno continuerà ad essere molto volatile, con forti oscillazioni su e giù degli indici azionari americani. Del resto i motivi per scatenare un’altalena di emozioni abbondano: il mercato delle compravendite di case continua a calare, in termini sia di volumi sia di prezzi, ma non c’è stato il crollo che molti temevano.

Sono saltati due hedge fund di Bear Stearns che speculavano sui mutui immobiliari sub-prime (concessi ai creditori poco affidabili), ma sono stati salvati da Merrill Lynch e non si è verificato un effetto domino. Il fondo di private equity Blackstone si è quotato in Borsa senza entusiasmare, segnando secondo i critici la fine del boom delle fusioni ed acquisizioni, ma la liquidità globale di capitali a caccia di affari continua ad essere molto elevata.

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La fiducia dei consumatori è scesa ai minimi degli ultimi dieci mesi, ma i posti di lavoro e gli stipendi continuano a crescere e a sostenere i consumi. È schizzato all’insù il prezzo del latte e della benzina, ma l’inflazione core , quella considerata importante dalla Federal Reserve (banca centrale Usa) resta mite. I tassi di interesse sono un po’ risaliti, ma rimangono a un livello storicamente basso. L’economia americana è rallentata, ma i profitti delle società quotate continuano ad aumentare, battendo le stime degli analisti.

Ma la volatilità non è solo negativa, ha spiegato Bob Doll, responsabile globale degli investimenti azionari della società di gestione BlackRock, facendo il punto di metà anno delle sue previsioni 2007. Doll crede che nei prossimi mesi non arriverà l’Orso, ma la Borsa crescerà meno del primo semestre. «Sarà una fase ragionevolmente costruttiva, dove le azioni americane saranno sempre più attraenti delle obbligazioni — ha continuato il supergestore di BlackRock —, però per sfruttarla bisogna scegliere i titoli giusti: quelli di grandi aziende, con solidi bilanci e molto legate all’economia globale, che sta crescendo a un ritmo doppio di quello Usa». Proprio la domanda degli altri Paesi sta alimentando un boom delle esportazioni dagli States, con un impatto positivo sui conti americani superiore al peso negativo della crisi immobiliare, secondo Doll. Gli piacciono quindi le multinazionali, le cui quotazioni sono ancora basse rispetto al loro valore.

Più cauto ancora è Sam Stovall, capo delle strategie d’investimento dei servizi di ricerca di Standard&Poor’s, secondo cui il rally primaverile di Wall Street è dipeso in larga parte dalla corsa degli investitori per «non perdere il treno» e non da motivi fondamentali.

Questi ultimi invece peseranno sulla seconda metà dell’anno: il rincaro dei prezzi petroliferi, il non taglio dei tassi della Fed, le difficoltà del mercato immobiliare e la netta decelerazione dei profitti aziendali, che secondo le stime S&P nel secondo trimestre 2007 cresceranno solo del 5,9% rispetto allo stesso periodo 2006, tutto questo insieme farà sì che l’indice S&P500 chiuderà l’anno poco sopra quota 1.500. «Per riuscire ad ottenere performance positive nei prossimi mesi, è meglio sovrappesare i titoli dei settori con un flusso di profitti più stabile e prevedibile, come quelli del business della salute e dei beni di largo consumo», raccomanda Stovall.

Di tutt’altro parere è Tobias Levkovich, responsabile delle strategie azionarie Usa di Citi, pronto a scommettere che un’altra volta le società americane stupiranno gli analisti, pubblicizzando profitti più alti delle previsioni per il secondo trimestre 2007.

«Dopo lo scivolone di fine febbraio causato dalla paura della bolla cinese, uno dei fattori trainanti del rialzo di aprile-maggio era stata la forza dei profitti del primo trimestre, cresciuti del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2006, molto più del consenso degli analisti su un magro +3,2% — ricorda Levkovich —. Gli analisti avevano abbassato le stime, anticipando un impatto negativo della crisi della casa e dei mutui sub-prime , che non si è verificato. Credo che continuino a sbagliare anche sul secondo trimestre, sottovalutando i benefici sui conti aziendali di un dollaro debole e della forte domanda estera». Così secondo Levkovich Wall Street continuerà a salire chiudendo l’anno con l’indice S&P500 a 1.600 punti, e andranno particolarmente bene i settori su cui oggi prevale il pessimismo, le banche e i beni non di largo consumo, in particolare i media e le catene di negozi di abbigliamento o altri generi discrezionali».

Su quest’ultimo comparto invece è decisamente scettico Brian Belski, strategist di Merrill Lynch sui settori della Borsa Usa, che gli ha dedicato il suo ultimo report e che raccomanda di dargli un peso neutrale all’interno di un portafoglio azionario. Fra i dieci sottosettori dell’indice S&P500, da inizio anno quello dei beni non di largo consumo ha realizzato la seconda peggior performance, +2,4% (meno bene hanno fatto solo i titoli finanziari con una perdita dell’1,2%). L’inflazione non core che comprende i prezzi alimentari ed energetici e che non è considerata dalla Fed per le sue politiche, pesa però nelle tasche degli americani e spiega il calo dei loro consumi non di base, secondo Belski. L’analista di Merrill Lynch suggerisce quindi di preferire i titoli di settori con un business più stabile, come la salute e i beni di largo consumo, oppure favoriti dalla domanda che viene dagli altri Paesi in boom economico, come i titoli industriali.

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