ORO E BARILE
IN RAMPA DI LANCIO

17 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Complice la debolezza del dollaro e gli ottimi fondamentali, l’oro dovrebbe regalare nel prossimo futuro buone soddisfazione agli investitori. I lingotti di metallo giallo potrebbero infatti essere i maggiori beneficiari del clima economico attuale. Stando a quanto sostengono molti esperti, le fluttuazioni fra quota 670 e 680 dollari l’oncia dell’ultima ottava, starebbero preparando il terreno a un imminente allungo, oltre il limite psicologico dei 700 dollari l’oncia.

La prospettiva è resa più concreta dalla debolezza economica degli Stati Uniti unita ai timori di un’inflazione a stelle e striscie più forte del previsto, dalla forza della congiuntura nel resto del mondo (confermata proprio nei giorni scorsi dal World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale) e dalle dinamiche proprie del mercato aurifero, partendo anche dagli ostacoli effettivi che incontra l’estrazione e la produzione di nuove barre di metallo giallo.

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Ma facciamo un passo per volta. Come afferma James Steel, analista per il colosso bancario Hsbc: «Innanzitutto, la forza del metallo prezioso riflette la fragilità del biglietto verde. Diciamo pure che ne costituisce quasi l’immagine speculare». Questa diagnosi è largamente condivisa fra i cambisti. Anzi, secondo alcuni, l’oro avrebbe riconquistato negli ultimi tempi il suo status di «valuta di riserva» di tutto il sistema. Spiega Bob McKee della società di consulenza Independent Strategy: «Ovunque assistiamo a una palese espansione della massa monetaria. Non mi riferisco solo all’America, ma anche all’Europa, dove l’aggregato M3 cresce addirittura al tasso annuo del 10 per cento. Al contrario, la disponibilità di oro è relativamente stabile, fornendo con questo un metro di paragone».

Dunque, una prima analisi, mette in rapporto il buon andamento delle quotazioni aurifere soprattutto con la fragilità strutturale della divisa americana, secondo una correlazione inversa assai conosciuta ai mercati finanziari. Poi, però, esistono altre cause ugualmente importanti. Ad esempio sul fronte della domanda, come spiega Jochen Hitzfeld di Unicredit-HVB: «Osserviamo un ritorno d’interesse sui gioielli. Le vendite avevano subito una flessione nel 2006 in risposta al netto apprezzamento del metallo, ma con il passare del tempo sembra che i consumatori abbiano accettato i rincari o se ne sono fatti una ragione, e stanno tornando a comperare. Una buona vivacità è ad esempio riscontrabile in India, in Turchia e in Vietnam, che da soli rappresentano il 50% del mercato».

Ancora più interessante è la forte richiesta per investimenti. Una domanda che ha trovato negli Etf (i fondi passivi quotati), il suo veicolo ideale. Attualmente ve ne sono già nove sparsi per il mondo. E tramite loro, per regolamento interno al prodotto finanziario, viene acquistato un quantitativo di lingotti che in questo momento è pari al 10% di tutta la produzione mineraria, con la prospettiva di uno sviluppo ulteriore negli anni venturi.
«La quotazione di un nuovo Etf in India nella seconda metà del 2007 – continua Hitzfeld – potrebbe far affluire sull’oro ampie correnti di risparmio in cerca di un porto sicuro, anche perché in quel Paese l’inflazione presenta chiari segni di recrudescenza e le famiglie manifestano scarsa fiducia nel sistema bancario e finanziario nazionale».

Infine, bisogna passare in rassegna l’offerta: l’estrazione mineraria ristagna, anzi dovrebbe arretrare del 2% nel 2007, secondo le previsioni di consenso. Notizie a favore dei lingotti arrivano anche dal fronte delle Banche Centrali. Gli istituti europei avevano siglato un accordo per limitare le dismissioni delle loro riserve a un massimo di 500 tonnellate l’anno: «Eppure nel 2007 il volume sarà verosimilmente inferiore a questa soglia», sostiene Costanza Jacazio, del team di analisti della Barclays. «Il rialzo dell’oro – prosegue la Jacazio – si svolge di pari passo con quello del petrolio. Ed è anche un segno confortante, data la storica correlazione dei due valori». E conclude: «Non saremmo stupiti se nel terzo trimestre del 2007, la quotazione dell’oncia raggiungesse i 710 dollari e quella del barile quota 70 dollari.

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