ORMAI BLOCCATI I MECCANISMI DELLA CRESCITA

8 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

da Affari & Finanza

Milano. Il rientro dalle vacanze è ormai avvenuto e la nuova stagione economica è cominciata. Con una sola, forse, novità. Se prima un po’ tutti parlavano di grande ripresa nel secondo semestre dell’anno, adesso non ne parla più nessuno. E per una semplice ragione: la ripresa non c’è. E pensare che alla fine del terzo trimestre ormai mancano venti giorni. Ci rimane il quarto per mettere insieme un Pil decente, ma ormai non ci crede più nessuno.
Come abbiamo anticipato più volte proprio in queste colonne, il 2003 è da considerarsi un anno ormai bruciato e passato in soffitta. Grosso modo un brutto anno fotocopia del 2002. La crescita quest’anno sarà grosso modo dello 0,5 per cento, con qualche concreta possibilità di andare anche più sotto. E gli economisti spiegano perché. Una crescita dello 0,5 è una cosa talmente piccola che bastano un po’ di giornate di sciopero o qualche black out un po’ intenso per farci precipitare allo 0,1-0,2 per cento. In sostanza, la matematica dice che ormai è tardi per fare una sostanziosa rimonta. In compenso abbiamo ancora la possibilità di bruciarci quella poca crescita che probabilmente abbiamo messo insieme.

E quindi le speranze, a questo punto, tornano a puntarsi sul 2004. Il 2002 è andato malissimo, il 2003 idem, ma il 2004 [85]
Il 2004, per la verità, non si presenta, tanto per cambiare, sotto una luce brillante e intensa. I grandi banchieri d’affari internazionali intervistati dall’Economist, ad esempio, ci assegnano, in media, una crescita dell’1,6 per cento per il 2004. Ma dentro il gruppo ci sono anche quelli che invece vedono per l’Italia una crescita ancora una volta inferiore all’1 per cento. Il che vorrebbe dire tre anni di fila, più di mille giorni, di stagnazione.
E questo è il rischio che oggi l’Italia si trova di fronte. Due anni di stagnazione li abbiamo appena attraversati, ma di fronte a noi potrebbero essercene almeno un altro paio. Troppi.

Di solito si dice che è colpa della crisi internazionale. Ma si tratta di una scusa. La verità è che qui si è interrotto un meccanismo di crescita. Governo e Confindustria continuano a dire che è indispensabile avviare concrete politiche di crescita (cosa negata fino a tre mesi fa, perché, secondo loro, la crescita stava ormai arrivando da sola, come la pioggia). Ma non succede niente. Sono stati fatti anche dei conti. A parte migliori comportamenti, servirebbero 30-40 miliardi di euro per dare una “scossa” all’economia italiana. Soldi che non ci sono, e allora non si fa niente. E l’Italia sta in stagnazione, striscia sul fondo del barile.

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