ORGOGLIO LEGHISTA: BOSSI FINALMENTE COLMA IL VUOTO DI LEADERSHIP A DESTRA

14 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «Ora basta. È il momento di abbassare la voce. Tutti continuano a gridare, ma nessuno è così sicuro di avere le carte in regola per poterlo fare. Dunque, meglio moderare i toni». Umberto Bossi si gode il sole del mattino, è rilassato e soddisfatto per il clima che si respira in Veneto, isola felix dove le polemiche sulle liste o le intercettazioni sembrano lontane. Sfumate come il paesaggio che fu di Giorgione e che il capo leghista contempla da un tavolino all’aperto fuori dal suo hotel. Però, il leader leghista è preoccupato.

Per la campagna elettorale troppo accesa?

«Ma sì. Sarebbe il caso che tutti si dessero una bella regolata. Quest’aria che tira non fa bene proprio a nessuno. Non stiamo dicendo le cose che alla gente interessano».

Le polemiche sulle liste vi faranno perdere voti?

«Un po’, sì. Speriamo pochi. Ma nessuno in realtà può sapere quanti».

Anche il premier Berlusconi dovrebbe abbassare i toni?

«Anche lui. Però ha una giustificazione. Questa cosa delle intercettazioni è da matti: anche se intercettano mia moglie al telefono con mio figlio può sembrare chissà che. E a lui hanno fatto un gran danno».

Quel che sembra emergere dalle intercettazioni non è un dialogo tra madre e figlio. O no?

«Forse Berlusconi dovrebbe stare più attento. Però non è che un presidente del Consiglio possa non parlare al telefono perché sa di essere sempre intercettato. Ma dove siamo? Non è una cosa normale, questa».

Gli ha parlato in questi giorni?

«Sì. L’ho trovato teso, arrabbiato… molto agitato. Vuol fare quella manifestazione a Roma. Io capisco le sue motivazioni, ma resto del mio parere: sarebbe stato meglio se si fosse trattato prima. Ed era meglio se la sua lista fosse stata ammessa».

Ma lei come giudica il pasticcio delle liste? Non si poteva proprio evitare?

«Si doveva evitare, è quel che stavo dicendo. Però, io ormai un po’ di memoria storica ce l’ho. Quando le liste si presentavano al ministero dell’Interno, non è che fosse molto meglio: anzi, a volte si arrivava alle botte. Bisognava stare attentissimi alle furbate: io ho visto arrivare gente che stava presentando liste della Lega. Se fosse arrivata prima di me, noi saremmo stati fuori. Questo per dire che delle regole si sarebbe dovuto parlare da tempo. Ma prima: se non lo si è fatto, le liste bisognava presentarle bene».

Appunto: le regole. Si parla di formalismo contro la democrazia sostanziale. Ma le regole non sono la cornice indispensabile della democrazia?

«Certo. Ma se agli uomini del Pdl è stato impedito di andare a presentare le liste non è una cosa da poco. Pier Luigi Bersani sbaglia a sottovalutare questo aspetto: non è che si possa lasciar vincere chi impedisce agli altri di presentare la loro lista. A quel punto, comunque, si sarebbe dovuto fermare tutto e cercare di fare un ragionamento. Invece di deridere, invece di mettersi a litigare…».

Ma lei che lo invoca spesso, non si vede come uomo del possibile dialogo?

«Ora è troppo difficile. Si rischia troppo di passare per traditori. E alla gente i traditori non piacciono. Il fatto è che siamo partiti con il piede sinistro. Ma a far troppo casino, non si risolve niente. Però, con i partiti onesti bisogna iniziare a parlare».

Il Pd è un partito onesto?

«Direi di sì. Abbastanza».

Parliamo di regionali. Ha torto chi teme che una Lega troppo forte possa trasformare il Veneto in un nuovo Sud Tirolo?

«Guardi che questo non dipende dalla Lega. La chiave per evitare quel che dice lei esiste, e si chiama federalismo. Certo che se a Roma fanno orecchie da mercante, il Nord questa volta s’incazza. A quel punto, se la gente non vede risultati, diventa inevitabile. Provi a pensarci: lei che cosa fa se vuole andare da una certa parte e trova la strada chiusa?».

Cerco un’altra strada?

«Appunto».

Calderoli è al lavoro sui decreti attuativi del federalismo. Ma la sua sensazione qual è? Si attende problemi?

«Lo vedremo chiaramente nei prossimi mesi. Capiremo in fretta se il Parlamento è disponibile a procedere in una direzione federalista o no. E moduleremo la discesa del Po del prossimo settembre proprio sulle risposte che avremo avuto dal Parlamento».

Il Partito democratico a suo tempo non sembrava poi così ostile. O era soltanto tattica?

«Vedremo. Anche ame il Pd non sembra troppo negativo, però… Tutte queste beghe, tutti questi casini: è difficile vedere il dopo. Anche perché certe polemiche lasciano cicatrici».

Lei ripete che i rapporti con Berlusconi non cambieranno se in Veneto la Lega supererà il Pdl. Eppure, delle tensioni potrebbero nascere. Se non sul governo, magari sul territorio. Questo non la preoccupa?

«No. E penso che neanche Berlusconi sia preoccupato. Noi siamo alleati fedeli. E Zaia è bravo, anche sul territorio saprà fare. Vedrà che lo voteranno anche gli operai. La differenza con Giancarlo Galan è questa: lui piace molto anche al popolo. E anche alle signore, che fanno la differenza…».

Alle signore?

«Alle signore, certo… alle donne. Tutti parlano delle donne in politica, ma nessuno ha capito davvero quale potenzialità enorme abbiano le donne in politica. Solo la Lega».

Nei prossimi mesi lei dovrebbe andare in Israele. È una visita politica?

«Bisogna vedere se ci sarà la visita. A questo punto non lo so ancora. Io volevo andarci anche perché il padre di mia moglie durante la guerra ha contribuito a salvare molti ebrei dalla deportazione. Ma devo parlarne, anche con Berlusconi. La cosa è molto delicata, se vado in Israele rischiano di nascere problemi con gli arabi. Non è come per il fotografo del Corriere, che quando gli gira prende su la valigia e parte…».

di Marco Cremonesi

Copyright © Corriere della Sera. All rights reserved

_________________________________________

Il Consiglio di Stato ha bocciato l’appello presentato dal Pdl per la riammissione della lista provinciale di Roma alle prossime regionali. In precedenza era stata diffusa dalle agenzie la notizia secondo cui il Consiglio di Stato ha respinto l’appello di Rifondazione Comunista contro la lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni. Il listino del governatore lombardo sara’, pertanto, presente alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Il caos liste e’ dunque all’apice, con le due piu’ importanti regioni italiane nel mezzo della tempesta, una approvata e l’altra respinta.

“La manifestazione del Pdl programmata per sabato prossimo a Roma da Silvio Berlusconi si potrebbe anche rimandare se il Consiglio di Stato riammettera’ la lista Pdl nel Lazio”. Era l’opinione espressa dal segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, prima di conoscerere l’esito della bocciatura dell’ultimo grado della giustizia amministrativa.

Ma c’e’ dell’altro, in termini di maggiore visibilita’ “politica” da parte di Bossi, che finalmente colma il vuoto di leadeship a destra (il Senatur e’ molto piu’ simpatico di quanto lo sia Berlusconi alla massa dei cittadini, di destra e sinistra, essendo Bossi un “politico” puro e vicino al popolo, e non un miliardario arricchitosi con le TV e sceso in campo per difendere i propri interessi).

“200mila persone? Noi ne abbiamo fatte alcune con molta più gente, ma non vedo perchè definirla grottesca”, ha detto il leader della Lega Nord, nonche’ e Ministro delle Riforme del governo, Umberto Bossi, a margine di un incontro elettorale a Padova commentando la manifestazione dell’opposizione e l’aggettivo grottesco usato da Berlusconi per definire la protesta.

Una polemica sull’uso dell’aggettivo spregiativo “grottesca” usato dal premier, che non ha precedenti. “Ma se la motivazione è che non è successo niente – ha proseguito Bossi – non è vero: è successa una cosa grave, il più grande partito italiano non partecipa alle elezioni”.

Commentando il caos avvenuto nella presentazione delle liste del Pdl in Lombardia e Lazio, Bossi aveva poi detto: “Bisogna stare attenti, serve una legge nuova che riveda i metodi di presentazione delle liste”, sottolineando che il problema “riguarda tutti i partiti”. “Oggi è toccato al partito di Berlusconi, però se dei facinorosi possono impedire la presentazione delle liste, le conseguenze possono essere gravi”.

Sul successo della Lega Nord alle regionali, Bossi ha parlato di possibile vittoria in “Veneto, Lombardia, Piemonte e forse la Liguria”. Alla domanda sul Lazio, Bossi ha risposto: “Se il Pdl è fuori, resterà solo la sinistra”.

Nel frattempo elettori leghisti affezionati utenti di Wall Street Italia ci chiedono di segnalare a Bossi che il quotidiano della Lega Nord, La Padania, non e’ sul web, proprio in questa fase di campagna elettorale accesissima. Possibile? Cliccare per credere.