ORA PER SILVIO ANCHE IL WSJ
E’ UN GIORNALE COMUNISTA

31 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Costanza Rizzacasa d’Orsogna, ex giornalista di Wall Street Italia, e’ redattrice de Il Riformista. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Povero Silvio. Dopo che Bonaiuti o
chi per lui gli avrà tradotto l’articolo di
ieri, si chiederà se anche il Wall Street
Journal non sia un giornale comunista.
Eh già, perché dopo il Corriere, la Repubblica,
il Sole e il Messaggero, anche
il quotidiano economico-finanziario
americano si scaglia contro Berlusconi.

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E in modo neanche tanto sottile. In un
lungo articolo di tre pagine che parte
dalla prima, dal titolo solo in apparenza
obiettivo («A premier Italian hits crossroads
», Un italiano di prima grandezza
al bivio, dice con un gioco di parole sul
termine «premier», mentre l’occhiello
recita, «Capitolo finale?» e il catenaccio,
«Il voto potrebbe mettere fine alla
mitica carriera di Berlusconi, ma già altre
volte il tycoon ha ribaltato i pronostici
»), il giornale ripercorre la carriera
politica del Cavaliere con toni alquanto
scettici, soffermandosi più sui lati oscuri
del personaggio che sui suoi successi, e
rimproverandogli di non aver saputo
applicare all’Italia la ricetta con cui ha
trasformato la propria azienda in una
gallina dalle uova d’oro.

«L’uomo dal tocco d’oro – scrive il
Wsj – che negli anni ha accumulato una
fortuna vicina ai dodici miliardi di dollari,
quasi il doppio di quella di Rupert
Murdoch, si è rivelato, nei suoi cinque
anni al potere, un leader sorprendentemente
indolente. Perfino in un continente
dalla crescita fiacca quale è quello
europeo, l’Italia di Berlusconi arranca,
tanto che l’anno scorso la
crescita economica è stata
uguale a zero». E ancora:
«Nonostante Berlusconi si
sia sempre dichiarato un
fautore del libero mercato,
in realtà ha fatto ben poco
per abbattere quei monopoli
che oggi costringono gli
italiani a pagare per l’energia
prezzi tra i più alti d’Europa e per il
latte in polvere fino a quattro volte di
più rispetto ai paesi vicini».

E non è finita qui. «Negli anni – scrive
il Wsj – Berlusconi ha mostrato di
possedere un grandissimo senso degli
affari (…) Ma il mondo degli affari, dai
grandi imprenditori ai piccoli negozianti,
si è ormai stancato delle sue promesse
esagerate».E cita fra tutti la titolare di
una piccola cartoleria a Roma: «Considerato
ciò che è riuscito a fare nella sua
vita mi aspettavo molto di più. Sono
profondamente delusa». Poi si passa ai
guai giudiziari di Berlusconi, e anche in
questo caso il quotidiano è
tutt’altro che tenero.Ricorda
che da quando è entrato in
politica il premier ha collezionato
una lunga lista di
procedimenti penali (più di
novanta indagini, oltre dieci
rinvii a giudizio), «uno solo
dei quali – dice – sarebbe bastato
a convincere altri a dimettersi
». Cita alcune fra le accuse
(«mazzette ai giudici e agli agenti del fisco,
frode fiscale e finanziamenti illegali
ai partiti»), poi dà la staffilata. Se in alcuni
casi Berlusconi è stato assolto, osserva,
è perché il reato è caduto in prescrizione,
mentre in altre occasioni è stato
trovato colpevole e addirittura condannato
a pene detentive. Che non ha mai
scontato perché nel frattempo il suo governo
faceva passare leggi che derubricavano
i reati in questione.E poi aggiunge:
«Il premier nega ogni illecito e dice
che è una vergogna pensare che i suoi
ministri abbiano fatto leggi ad hoc per
favorirlo. Noi abbiamo tentato più volte
di intervistarlo in proposito, ma non siamo
mai stati richiamati».

Quello che sorprende, nell’articolo
(sapientemente corredato da una foto
che raffigura il premier con le mani
giunte, quasi a pregare per la propria
sorte), è soprattutto il tono. Da cui traspare
il biasimo del quotidiano, anche
sul Silvio-macchietta che tanto ci è simpatico,
quasi a volergli dire, «Guarda,
Silvio, che non attacca più». «A lungo –
scrive il Wsj – il Cavaliere ha ignorato i
confini tra politica e affari, tra appropriato
e inappropriato, tra personale e
pubblico. Fa gaffe di continuo, racconta
barzellette volgari, e ha persino consigliato
di tradire il fisco e la propria moglie
». Il collega intervista anche il sodale
Confalonieri, che bolla il suo principale
così: «Ha la tendenza a fare lo spaccone
».Caratteristica che il giornale ricorda
anche quando cita l’alleanza di Berlusconi
con gli States. «He boasts of building
a strong alliance», dice con palese
scetticismo, cioè «Berlusconi ostenta eccessivamente
».

Quasi che quell’alleanza
non fosse così forte come il premier vorrebbe
farci credere.
Il Wsj cita anche stralci del volume
che il premier spedì agli elettori prima
del voto del 2001 (Una storia italiana).
«Il suo talento per gli affari era evidente
fin da ragazzino – scrive – quando al liceo
finiva i compiti prima dei compagni, e
poi, a pagamento, si dedicava ai loro. (…)
Solo all’amico Dell’Utri Berlusconi forniva
gratuitamente copie degli appunti
che prendeva alle lezioni». Più avanti,
nei paragrafi dedicati a Mediaset, il giornalista
si sofferma sulle trame del Cavaliere
per aggirare la decisione della Consulta,
gli enormi debiti da lui accumulati
(«Il suo intero impero era a rischio, ma
Berlusconi riteneva che avere tanti debiti
fosse cosa buona») e una programmazione
che non stimola certo la crescita
culturale: «Solo soap opera per le casalinghe
e cartoni per i ragazzi».

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