OPUS DEI:
IL SUO PESO
TRA I CARDINALI

9 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «Santo! Santo! Santo!». Il peso dell´eredità di Wojtyla s´esprime in esplosioni di religiosità popolare, tra accenti mistici e invocazioni da stadio e, meno vistosamente, nell´attenzione vivissima con cui i potenti del mondo si concentrano sulla successione: mai era accaduto, nell´ultimo secolo, che un capo di Stato osasse quanto ha fatto Bush giovedì a Roma, incontrando i “suoi” cardinali al Collegio nordamericano, non certo per dare loro ordini diretti, ma neppure per parlare di san Giovanni Newmann, finora unico maschio Usa salito all´onore degli altari.

Perfino la folla, col suo fluire imponente e inarrestabile, diventa protagonista delle contrapposizioni interne al Collegio. «Di fronte a queste manifestazioni di popolo per un papa definito conservatore potrebbe venire qualche dubbio che il futuro marci in direzione della cosiddetta modernità, per esempio il matrimonio dei preti», dice uno dei capi dell´Opus Dei italiana, in prima posizione a San Pietro, alle esequie officiate da Ratzinger. «Questa gente cerca Dio e basta. Dovrebbe convincersene chi è rimasto attardato agli anni ‘70, quando sembrava che il marxismo avrebbe travolto ogni difesa».

In un´alternanza di fatti e sospetti, quelli dell´Opus, la più potente tra le nuove organizzazioni cattoliche (hanno “solo” 80 anni), stanno stabilmente al centro degli scenari elettorali, anche se negano risolutamente di rappresentare una lobby: «Il nostro compito è solo illuminare il magistero», «Il Fondatore diceva: piuttosto che mormorare mi taglierei la lingua».

È riscontrato: hanno origine diversa le cattiverie diffuse in questi giorni dalle tante male lingue in tonaca, si tratti del cardinale (che è facile incontrare in via della Conciliazione con le calzature usate come ciabatte) di cui si insinua che non ha ancora imparato a mettere le scarpe o del papabile del quale si vuol far sapere che fu cacciato in gioventù dal seminario lombardo di Venegono, etc. etc. Ma il punto è che quelli dell´Opus, pur discreti, sono potenti e ingombranti: un´armata sicura di 80mila persone, 4mila in Italia, circondate da una riservatezza che trascolora nel mistero, protagonisti di leggende tenebrose, temuti e calunniati come un tempo i gesuiti che, non a caso, sono stati i loro maggiori avversari.

Definita anche da insigni teologi come von Balthasar «una concentrazione di potere integrista nella Chiesa», la creatura di Escrivà de Balaguer era a tal punto cresciuta in peso e considerazione che, alla morte del suo primo capo, un terzo dell´episcopato mondiale ne chiese la beatificazione, concessa, in tempi singolarmente brevi, (meno di 7 anni) da Giovanni Paolo II che ne era un estimatore e la fece seguire dalla santificazione e dalla concessione di uno statuto senza precedenti: l´Opus è la prima, e per ora unica, “prelatura personale” del cattolicesimo, una sorta di diocesi con prelato, sacerdoti e fedeli su base personale e non territoriale.

L´attuale capo è monsignor Javier Echevarria, da cui dipendono i membri soprannumerari, circa il 70%, uomini e donne sposati che cercano “la via della santità” nella vita familiare e nel lavoro. Ci sono poi i membri “numerari”, uomini e donne, che hanno scelto il celibato per dedicarsi completamente all´Opera. Molti portano il cilicio. Espressioni di una devozione che al laico appare un po´ estrema, ma che Vittorio Messori, nel suo libro sull´Opus difende “contro i cattolici preoccupati che si prendano troppo sul serio il paradosso e la radicalità del Vangelo” i seguaci di Escrivà hanno realizzato un impero: solo in Italia hanno sedi scuole, residenze, università, dalla milanese Torrescalla all´importante centro d´avviamento al lavoro Edis, al campus romano con due facoltà e una clinica.

Ma soprattutto sono cresciute le adesioni nella Chiesa: due cardinali riconducibili all´organizzazione, il portavoce Navarro Valls, e una ventina di vescovi. Il nuovo uomo forte in curia è considerato il cardinale Herranz Casado, che negli ultimi mesi di Giovanni Paolo s´era ritagliato un ruolo nel governo ombra vaticano e ha fatto partire le grandi manovre per tempo, con incontri riservati tra porporati a Grottarossa, nella villa dell´Opus. L´altro elettore dell´Opus è il peruviano Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima, amico dell´ex presidente Fujimori.

L´influenza dell´Opera sul conclave si esprime soprattutto attraverso la qualità delle relazioni. Il camerlengo Eduardo Martinez Somalo, per esempio, è simpatizzante, anche se moderatamente contraccambiato. Un monsignore vicino all´Opus lo definisce «portato alla sopravvivenza». Comunque, la sorella è numeraria e il nipote sacerdote dell´opera. Il decano Ratzinger la apprezza tantissimo. Il segretario di Stato Sodano simpatizza, spesso ha trascorso le vacanze a Ovindoli in una casa dell´Opus.

Anche il cardinale Re ha cercato di coltivare rapporti. Presente in tutte le numerose celebrazioni per sant´Escrivà, fu lui a invitare Massimo D´Alema alla messa di canonizzazione: non voleva che il nuovo santo fosse caratterizzato troppo a destra. Un anno fa è cominciato il processo di beatificazione del successore di Escrivà, il vescovo Alvaro del Portillo. A suo favore si sono espressi 35 cardinali e 200 vescovi di 55 paesi. Tra loro Ratzinger. E, con entusiasmo, Ruini. Il suo discorso per l´apertura della causa di beatificazione è pubblicato sul sito opusdei. org: “Ho deciso d´aderire subito alla beatificazione di Del Portillo. Traboccava d´intensa spiritualità”. Proprio ciò di cui alcuni esponenti dell´Opus ritengono il vicario di Roma non troppo dotato. “Le manovre tattiche non ci entusiasmano”.

Negli ultimi tempi è tramontata la stella di Tettamanzi, dopo, reciproco corteggiamento: «Ha suscitato più speranze che mantenuto promesse». Sono saliti altri due cardinali italiani. Il primo è Angelo Scola: un anno fa il patriarca di Venezia ha aperto una scuola, l´istituto Marcianum, con sede davanti alla basilica di San Marco, in cui si offre un´educazione integralmente cristiana e si studiano le altre grandi civiltà religiose. La facoltà di diritto canonico è legata alla pontificia università della Sacra Croce (Opus). Negli ultimi tempi anche Echevarria fa sapere di stimare molto Scola.

L´altro porporato che ha strizzato l´occhio all´Opera è il salesiano arcivescovo di Genova Bertone, con le sue maldestre condanne per “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, che tratteggia un ruolo criminale per alcuni opusdeisti d´invenzione. Trattasi di romanzo, ma nel suo zelo, Bertone lo avrebbe messo all´Indice.

Non piacciono, ai templari del 2000, i progressisti e men che meno il brasiliano Hummes, che non nasconde di non apprezzarli. Non sembrano troppo graditi neppure altri sudamericani, come Maradiaga. L´argentino Bergoglio, malgrado sia un gesuita, ha saputo coltivare ottimi rapporti con l´Obra. All´Opus è molto citata una frase di Escrivà sull´amore per il papa, «chiunque egli sia». Il che significa: noi preghiamo e aspettiamo. Ma il prelato definiva giusto «fare apostolato» con vescovi e cardinali. Forse, qualcuno, tra i suoi eredi, potrebbe allargarsi nell´interpretare il messaggio.

Copyright © La Repubblica per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved