Unigestion: cosa succederà sui mercati dopo il taglio della Fed

1 Agosto 2019, di Oliver Marciot (Unigestion)

Ieri sera, per la prima volta in quasi dieci anni, la Federal Reserve ha ridotto i tassi d’interesse di 25 punti base. La FED ha citato la costante riduzione dell’inflazione e l’aumento dei venti contrari alla crescita economica come i principali fattori scatenanti del cambiamento di politica monetaria. Inoltre, la Banca centrale ha deciso di porre fine alla riduzione di bilancio il 1° agosto, due mesi prima di quanto inizialmente previsto, nel tentativo di arrestare la contrazione della base monetaria statunitense e di alleggerire le condizioni di finanziamento.

In termini di forward guidance, la porta viene lasciata aperta per un maggiore allentamento qualora le condizioni economiche lo richiedano.
Nella conferenza stampa, il Presidente Jerome Powell ha spiegato la sequenza che ha portato all’odierno cambio di politica e ha rafforzato la natura preventiva della misura come “aggiustamento di metà ciclo” della politica.
La dichiarazione conteneva poche sorprese: la Fed sta pagando per vedere le carte e fornisce supporto in una fase del ciclo in cui l’inflazione sta crollando e la crescita sta rallentando. In ogni caso, la posizione del FOMC non è affatto più accomodante del previsto, e rimane dipendente dai dati per valutare quale dovrebbe essere la prossima mossa.

IMPATTO SUL MERCATO
Le aspettative erano molto alte all’inizio della riunione e molti partecipanti si aspettavano una posizione più aggressiva con due tagli e una guidance accomodante.

Di conseguenza – nel momento in cui scriviamo – il rendimento a 10 anni degli Stati Uniti sta tornando al 2% sulla base delle preoccupazioni economiche, mentre il rendimento a 2 anni sta anch’esso aumentando. Le azioni americane sono in ribasso, con l’S&P 500 in calo sotto 3.000 e il dollaro in leggero rialzo, a dimostrazione della delusione degli investitori in asset di rischio.

CONSEGUENZE PER L’ASSET ALLOCATION
Dopo un periodo, all’inizio dell’anno, di attesa e di valutazione economica, la Fed si sta attivando. La decisione di ieri sera è probabilmente il primo di una serie di aggiustamenti di politica monetaria volti a rilanciare l’espansione economica e ad avvicinare l’inflazione all’obiettivo del 2%.

In quest’ottica, la nostra attuale valutazione dinamica si articola intorno a tre fattori di rischio:

Rischi macro: le condizioni di crescita, come indicato dai nostri Nowcaster, si sono stabilizzate intorno al potenziale e mostrano solo minimi segni di miglioramento. L’ultimo dato del Pil negli Stati Uniti è rassicurante, ma rimane l’eccezione nei Paesi sviluppati. D’altra parte, la disinflazione è ancora al lavoro e rimane la principale fonte di preoccupazione per i banchieri centrali. Questo, a sua volta, garantirà alle banche centrali la possibilità di attuare politiche accomodanti per un periodo più lungo, fino a quando i fondamentali non saranno materialmente solidi. Nel medio termine, ciò continuerà a sostenere e a favorire gli asset orientati alla crescita, come le azioni e il credito.
Sentiment del mercato: la propensione al rischio non si è interrotta in luglio e dovrebbe rimanere tale ora che la Fed ha fornito chiarimenti sulla sua futura linea d’azione. Sarebbe necessario uno shock per invertire l’ottimismo attuale, come ad esempio un rapido aumento delle tensioni commerciali o una sessione di trimestrali deludente. In assenza di un fattore scatenante, lo slancio dovrebbe persistere, in quanto il posizionamento non sembra ancora estremo e lascia spazio ad un’altra tappa di rendimenti positivi. Il quadro è meno chiaro su questo fronte, tuttavia, dato che le aspettative e i prezzi di mercato erano elevati in occasione dell’odierna riunione del FOMC.

Valutazioni: la maggior parte degli asset risulta costoso a seguito dell’azione della banca centrale. Attualmente, gli asset di copertura sono più costosi di quelli rischiosi, il che potrebbe innescare distorsioni di correlazione e limitarne la difensività. Questo favorisce i relative value plays rispetto ad esposizioni long beta.

Poiché il sostegno della banca centrale è qui per rimanere almeno fino alla fine dell’anno, il contesto macroeconomico rimane sufficientemente favorevole da garantire un accomodamento, mentre il sentiment del mercato è variopinto e le valutazioni meno favorevoli. Pertanto, privilegiamo attualmente le strategie di carry (nel credito e FX) e coperture tattiche verso l’esposizione ad asset di rischio, attraverso posizioni convesse opzionali sugli indici azionari.