Mercati, quali saranno i driver del 2023?

6 Gennaio 2023, di Carlo Benetti (Gam Italia sgr)

Negli ultimi giorni del 2022 non sono mancati i regali nei mercati finanziari, alcuni graditi, altri meno. Il primo regalo, graditissimo, è stata l’inflazione americana al di sotto delle attese: l’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) è aumentato sul mese precedente di 0,1% rispetto alle attese di 0,3%.

Il raffreddamento dei prezzi dell’energia ha contribuito a portare l’inflazione annualizzata a 7,1%, meglio delle aspettative di 7,3%. Anche il secondo regalo è stato gradito benché non sia stato davvero una sorpresa: la Federal Reserve ha messo la parola fine alla serie dei rialzi “monstre” da 75 punti base, quattro consecutivi da giugno: il rialzo, ampiamente atteso, è stato di 50 punti base.

I tassi americani si trovano ora nell’intervallo del 4,25% – 4,5%, le aspettative mediane della Fed per i tassi alla fine del prossimo anno si attestano al 5,1%, poco sopra le aspettative del mercato. Dei 19 membri del FOMC, che governa i tassi, 17 ritengono che il tasso debba portarsi oltre il 5%, a settembre non lo pensava nessuno, i più aggressivi collocavano il tasso di arrivo a 4,75%.

Sulla scia della Fed, anche la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea hanno disposto aumenti di mezzo punto anziché di tre quarti, in una sorta di rallentamento dell’intensità ma non della determinazione: i regali sgraditi sono stati i commenti di Jerome Powell e Christine Lagarde.

Rallentate la corsa, ha detto sostanzialmente Powell ai mercati, il mercato del lavoro deve raffreddarsi e noi non abbiamo ancora finito. Powell è preoccupato per le dinamiche salariali, ha riproposto un grafico mostrato il mese precedente, l’offerta di lavoro è inferiore di 3,5 milioni di posti rispetto alla domanda.

I mercati non sono parsi del tutto convinti, nel corso della conferenza stampa il mercato ha recuperato e il Treasury a due anni ha chiuso la giornata sostanzialmente invariato: la scommessa dei mercati sembra quella di un tasso di arrivo al 5% e che alla fine del 2023 la banca centrale dovrà tornare sui suoi passi e cominciare a tagliare.

Anche da questa parte dell’Atlantico il rallentamento dell’intensità delle azioni è stato accompagnato da parole dure che hanno sorpreso i mercati. Christine Lagarde ha declassato le previsioni di crescita dell’Eurozona e ha alzato quelle dell’inflazione, i tassi verranno alzati “in maniera significativa e continua … chi pensa che questo sia un punto di svolta per la Bce si sbaglia, non stiamo svoltando, non stiamo vacillando”. Parole che non sono state esattamente un “Christmas Carol”, la promessa di altri aumenti di 50 punti base nei prossimi mesi è stato il maglione con il ricamo dell’alce e del vischio, il regalo di cui si faceva volentieri a meno.

I critici ricordano il principio di realtà con cui potrebbe scontrarsi la Bce, debiti pubblici in aumento per sostenere il caro-bollette di famiglie e imprese, le ombre lunghe della recessione. Il mercato dei future stima che i prezzi al consumo proseguano nella discesa, che il rallentamento economico peggiori, che i primi allentamenti si renderanno necessari già verso la fine del 2023.

Nonostante le diverse condizioni economiche e la natura dell’inflazione, le tre banche centrali sono alle prese con problemi di comunicazione. Siamo in un gioco delle parti, i banchieri centrali vogliono riportare sotto controllo la dinamica dei prezzi e rafforzare la stabilità finanziaria, il linguaggio assertivo sarebbe strumentale a curvare le aspettative e, una volta raggiunto l’obiettivo, facilmente accomodabile.

Restiamo in un ambiente fortemente incerto, prudenza e temperanza restano le due virtù cardinali indispensabili a proseguire la navigazione nei mercati finanziari nei prossimi mesi. I fenomeni e le grandezze economiche da tenere d’occhio nel 2023, per il loro impatto diretto su tassi e sugli utili aziendali sono almeno tre:

  1. l’andamento dei prezzi dell’energia e dell’economia reale, l’intensità del rallentamento, i rischi recessivi in Europa;
  2. le parole, le opere e le omissioni delle banche centrali: nel 2023 proseguirà il tiro alla fune con i mercati, la posta in gioco la loro credibilità e, soprattutto, l’equilibrio tra intensità degli inasprimenti e condizioni del ciclo economico;
  3. l’economia cinese: la buona notizia della riapertura è contrastata dall’insufficiente copertura vaccinale della popolazione, la possibile combinazione di influenza e contagi per Covid avrebbe sul sistema ospedaliero un impatto difficilmente sostenibile. Le scelte politiche potrebbero essere costrette a imprevedibili cambiamenti, a tentennare tra riaperture e chiusure.

Nel 2023 il tiro alla fune tra banche centrali e mercati sarà anche sulla comunicazione, fino ad ora malferma, sullo scarto tra ciò che dicono e ciò che crederanno i mercati.