Opec: accordo sui tagli, resa dei conti con gli Usa

30 Novembre 2017, di Mariangela Tessa

I delegati dell’Opec hanno raggiunto un accordo di massima sul prolungamento dei tagli alla produzione di petrolio oltre marzo 2018, un piano con cui da mesi stanno cercando di aumentare i prezzi, in fase ribassista da metà 2014. La notizia non sorprende ed è cattiva per gli Stati Uniti e per le sue aziende impegnate nel settore del gas e petrolio di scisto.

Lo riporta l’agenzia di stampa Dow Jones, citando fonti del cartello secondo cui la Russia, che non fa parte dell’Opec ma finora ne ha affiancato la strategia, dovrebbe ancora “regolare alcune importanti questioni tecniche” in merito alla sua partecipazione all’iniziativa.

I rappresentanti di Mosca e di altri Stati produttori di greggio non allineati sono giunti oggi al vertice dei delegati Opec, a Vienna. Dalle ultime indiscrezioni sembra che nonostante gli ultimi dettagli da definire, la Russia di Vladimir Putin – uomo che ormai all’Opec comanda – sia disposta ad accettare un prolungamento di nove mesi del programma di tagli all’offerta.

Le aspettative del mercato indicano che i tagli dovrebbero essere prorogati fino alla fine del prossimo anno. Anche se un un numero crescente di analisti, tra cui quelli di Goldman Sachs, avvertono che il risultato non è così scontato ed è “molto più incerto del solito”.

Un aspetto parallelo della vicenda, che alimenta incertezze, riguarda la posizione degli Stati Uniti. Non è ancora per nulla chiaro come i grandi produttori americani di gas di scisto risponderanno alla mossa strategica del cartello del petrolio. Le attività di trivellazione hanno toccato il picco assoluto in luglio negli Stati Uniti e alcune società del settore hanno ridotto le previsioni sui livelli di produzione.

Curva dei future su petrolio sempre più in ‘backwardation’

Sul tavolo dell’Opec ci sono due posizioni. Quella saudita, che propende per una proroga dei tetti di output fino alla fine dell’anno, e quindi per altri nove mesi dopo marzo. Dall’altra ci  sarebbe la posizione russa, che spinge per un’estensione più breve.

Da qui la necessità di trovare un compromesso. Per alcuni osservatori, le resistenze della Russia potrebbero spingere a una proroga di sei mesi anziché di nove, se non addirittura a rinviare la decisione a un periodo più vicino al 31 marzo, quando scadrà l’accordo in vigore.

Non sarà un vertice facile ha pronosticato il ministro degli Emirati arabi uniti, Suahil Al Mazroui, mentre il saudita Khalid Al Falih ha cercato di smorzare: “C’è sempre dibattito, l’opinione di ciascun Paese ha lo stesso peso e coinvolgiamo tutti in una approfondita discussione. Ma prenderemo la decisione giusta”.

Il mercato sembra comunque preoccupato dall’incertezze mostrata dalla Russia e infatti dopo un primo momento in rialzo, i prezzi dei contratti Wti e Brent stanno cedendo terreno nel pomeriggio italiano (vedi grafico sotto).

Ricordiamo che il prezzo del petrolio è salito di oltre il 24% da settembre, superando il suo massimo biennale di 60 dollari per il Brent. Le azioni del settore energetico seguite dall’indice MSCI Energy sono cresciute del 10% negli ultimi tre mesi sovraperformando l’indice MSCI World del 3,15%.

Come sottolinea in una nota Viktor Nossek, Director of Research di WisdomTree in Europa, “la curva dei future sul petrolio è sempre più in backwardation e il recente aumento dei prezzi, non solo ha giustificato la decisione dell’ OPEC di limitare l’offerta, ma sta ora incoraggiando altre nazioni produttrici a partecipare ai tagli della stessa”.

Questo fenomeno mette in luce la “crescente volontà dei paesi produttori di restringere collettivamente l’offerta per scongiurare la minaccia rappresentata dello shale oil e far aumentare i prezzi. Il boom produttivo di shale in precedenza ha agito da freno rispetto a qualsiasi tendenza rialzista del greggio derivante dall’accordo dell’OPEC sul taglio della produzione”.

Stavolta la situazione potrebbe essere differente: “con lo shale a lottare per controbilanciare i tagli alla produzione dell’ OPEC, un contesto strutturalmente rialzista per il greggio potrebbe essere in preparazione”.