OLIMPIADI, CALO RECORD NEGLI ASCOLTI TV

18 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L´America spegne i Giochi. Notte dopo notte l´ascolto cala. Il 36% in meno di Salt Lake City nel 2002, il 16% in meno di Nagano nel ‘98 e il 42% in meno di Lillehammer nel ‘94. Le prime cinque sere sono nere. La disfatta è dello sport, vanno meglio altri programmi come «America Idol» e «Lost». I reality battono la realtà.

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Il resto dello scempio lo fa il fuso orario. E´ una novità: finora i Giochi vincevano sempre, e la concorrenza perdeva. L´Nbc ha speso 700 milioni di dollari per diritti tv e costi di produzione, ne aspetta 50 di profitto. In Italia invece i Giochi Invernali sono una bella scoperta: dai cinque milioni e mezzo di spettatori per Zoeggeler ai cinque milioni per Italia-Canada nell´inseguimento a squadre di pattinaggio. Si scopre che non fa gol solo il calcio, che anche l´altro sport è capace di segnare e di avere audience vincenti.

L´erosione dello sport riguarda l´America: vanno peggio del solito anche le mitiche World Series e il Monday Nigtht Football. L´America si butta su visioni alternative, sull´online o su altri programmi. E questo porta a un ripensamento di chi investe in pubblicità. La General Motors, grande sponsor dei Giochi: «La delusione c´è, ma anche se l´audience non è quella degli anni passati, è comunque bello raggiungere molta gente». A scivolare lontano negli ascolti è soprattutto il pattinaggio. Nessuno se lo aspettava, l´ice-skating è da sempre il pezzo olimpico più forte. Invece ora «Skating with celebrities» della Fox va meglio di Plushenko e di Weir. E poi la gente spegne la tv è accende altre fonti: internet, la radio, i cellulari. Il sito web olimpico ha avuto quasi un milione mezzo di contatti. «I numeri di internet sono in salita» conferma la Nielsen. La tv non è il più primo mezzo ad informare. La signora Chaty Dee che vive fuori Indianapolis spiega che lei i Giochi «prima li vede su internet, dove ha tutti i risultati e poi sulla sua tv ad alta definizione».

In America il pattinaggio non è mai stato questione di voti, di tecnica, ma «triumph and agony». Vita e morte figurata. Ma finora i grandi protagonisti a stelle e strisce sono in coma, e la stella Michelle Kwan si è ritirata. Non c´è suspense. Non è più come quando c´erano Nancy e Tonya. Allora sì che la tv non se le perdeva nessuno. Tutti volevano vedere la maledetta. L´atleta killer. Tonya Harding, la Pattinatrice Cattiva, quella che nel gennaio ‘94 fece sprangare le gambe della sua rivale olimpica Nancy Kerrigan.

Mai nessuno si era spinto così avanti nello sport, mai nessuno aveva tentato l´eliminazione fisica dell´avversario, l´omicidio premeditato. Tonya lo fece, Tonya ordinò di dare una lezione all´altra, alla sua nemica, alla sua compagna di squadra. A Detroit, alla fine di un allenamento durante i campionati nazionali americani Nancy Kerrigan fu aggredita da qualcuno che Tonya conosceva molto bene, anche perché era suo marito Jeff Gillooly. C´erano in vista le Olimpiadi invernali di Lillehammer, c´erano gli sponsor indecisi su quale ragazza buttarsi, c´era tutta quella fama e quell´odore di successo lì a portata di mano. Tonya sul ghiaccio era brava, competitiva, ma Nancy era qualcosa di più: più bella, più elegante, più amata. Tonya era la proletaria, il brutto anatroccolo, la ragazza dal carattere duro, dall´infanzia difficile: cacciata da scuola, genitori divorziati, madre vittima di violenza domestica. Nancy era la bimba sempre sorridente, la figlia adorata della famiglia, laureata all´università, una che sapeva sedurre con la sua gentilezza, con una madre cieca. Erano nella stessa squadra, ma Tonya decise che l´altra per un po´ doveva scomparire. No, morire no, bastava restasse zoppa per il periodo dei Giochi.

Le ragazze cattive vanno dritte al problema, anche quelle che pattinano sul ghiaccio vestite di bianco, che sorridono beate e raccolgono i fiori. Tonya assoldò un gruppo squinternato, guidato dal marito. L´attacco per fortuna andò male, Nancy fu colpita alle gambe e urlò, gli assalitori si misero paura e fuggirono. Nancy in un mese recuperò, i cattivi furono subito identificati. «Me l´ha ordinato lei», confessò il marito. «L´ha fatto perché mi ama», rispose Tonya.

Per l´America fu una storia dall´audience pazzesca: finalmente una cattiva che mandava al diavolo quel fesso di De Coubertin, finalmente la rivalità non si sublimava in due piroette, ma diventava tentato omicidio. La Buona contro la Cattiva. I network impazzirono, gli ascolti pure. Le due si allenavano insieme, ma senza guardarsi. Lo schermo era diviso in due: da una parte Tonya, dall´altra Nancy. E nel ‘94 venne il giorno della gara: Tonya finì sesta, Nancy conquistò l´argento. Nancy tornò in America baciata da tutto e da tutti. Tonya invece incontrò l´inferno: fu squalificata a vita, fu condannata a tre anni con la condizionale, multata con 100 mila dollari e 500 ore di servizio per la comunità, divorziò, litigò, fece a botte con i cameramen, girò un film a luci rosse, si diede senza successo alla boxe. Nancy si è sposata, ha avuto due figli, è felice. Tonya vaga ancora nella vita. Loro la Morte del Cigno l´hanno eseguita benissimo.

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