OGM: Coldiretti, incoraggiati da Santa Sede

3 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – “Condividiamo la posizione della Santa Sede che ci incoraggia a sostenere un modello di sviluppo economico e agroalimentare a misura d’uomo per rimuovere le vere cause della fame nel mondo che sono soprattutto di carattere sociale e istituzionale piuttosto che collegabili alla carenza di cibo”. E quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare l’articolo pubblicato dall’Osservatore Romano del 3 marzo nel quale, a proposito di ogm, si evidenzia che la Chiesa – come si legge nell’enciclica “Caritas in Veritate” – non possiede soluzioni tecniche da offrire, ma ha “una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione”. “Sosteniamo e condividiamo quindi la posizione del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia – ha detto ancora il presidente della Coldiretti – di avviare la procedura per richiedere alla Commissione europea la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione della patata biotech nei nostri territori, cosi come ci impegneremo ad attuare qualsiasi iniziativa di carattere legislativo o referendario per continuare a mantenere il nostro paese libero da coltivazioni geneticamente modificate”. Da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2009 dell’ “International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA) emerge che gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9 per cento arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello piu’ alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l’aumento del 7 per cento dei terreni coltivati con organismi geneticamente modificati (ogm), che hanno raggiunto i 125 milioni di ettari nei 25 soli paesi dove sono coltivati nel mondo. Il record di persone che soffrono la fame è stato raggiunto proprio nell’anno in cui – sottolinea la Coldiretti – si è avuta un forte aumento degli ogm nei paesi in via di sviluppo, dove la crescita è stata superiore alla media Il pressing delle multinazionali, che è fallito in Europa dove le semine sono calate del 12 per cento, ha avuto invece successo nei paesi meno sviluppati dove però le coltivazioni ogm non solo non hanno quindi risolto il problema della fame, ma – continua la Coldiretti – hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero. Una situazione di cui stanno prendendo coscienza numerosi Paesi come dimostra la scelta del governo indiano nel 2010 di respingere al mittente la prima melanzana modificata geneticamente (ogm) pronta ad arrivare sul mercato. La decisione assunta sulla base del principio della precauzione è stata sostenuta – riferisce la Coldiretti – da agricoltori, scienziati e organismi non governativi preoccupati degli effetti sulla salute e sulla biodiversità della eventuale commercializzazione del prodotto da parte della Maharashtra Hybrid Seeds Company Ltd. (Mahyco), partecipata dalla Monsanto. Nei Paesi in via di Sviluppo servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali, per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero. Sono ormai venti anni che si coltivano ogm nel mondo e nei Paesi in via di sviluppo dove la fame anziché diminuire è aumentata. Alle agricolture di tutto il mondo – conclude Coldiretti – devono essere invece garantiti credito e investimenti adeguati ma soprattutto si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e per questo occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori.