Occupazione, per l’Ue le riforme funzionano

30 Marzo 2017, di Alberto Battaglia

Per quanto i livelli di disoccupazione in Europa restino fortemente disallineati, passando dal 5% della Germania a più del 20% in Grecia, lo “spread del lavoro” si sta assottigliando.

È quanto sottolinea il Joint Employment Report redatto dalla Commissione europea, evidenziando come in 26 Paesi membri su 28 il tasso di disoccupazione sia sceso nella prima metà del 2016. Un risultato che, si sottolinea da Bruxelles, non è dovuto solo alla ripresa ma anche alle riforme pensate per favorire il mercato del lavoro.

Su questo punto l’Italia viene lodata in particolare per il potenziamento delle politiche attive del lavoro, volte a incentivare la congiunzione dell’offerta di lavoro con la domanda corrispondente. Le riduzioni nella disoccupazione si osservano soprattutto “negli Stati membri dove essa era più alta (in particolare Cipro, Croazia e Spagna ove il decremento supera il 2,5%)” scrive la Commissione, “questa evidenza punta verso una convergenza nell’Ue”, un trend iniziato nel 2014.

 

Oltre alle già citate politiche attive del lavoro, l’organo esecutivo dell’Europa unita sottolinea il ruolo che in altri Paesi(l’Italia non viene mai citata) hanno avuto:

  1. Il taglio fiscale sul lavoro e sui redditi delle persone fisiche
  2. Sussidi di occupazione mirati alla creazione di posti di lavoro
  3. Schemi specifici per l’integrazione nel mercato del lavoro di gruppi svantaggiati come i disabili
  4. Supporto finanziario ai giovani imprenditori
  5. Rinforzo degli uffici di collocamento pubblici

Per quanto riguarda l’Italia il report ribadisce, nella sua tavola dedicata agli indicatori chiave dell’occupazione e dell’assistenza sociale, posizioni che oscillano ancora fra la “situazione critica” e “da osservare attentamente”; al primo gruppo, quello che indica una maggiore gravità. appartengono i capitoli dedicati al livelli di disoccupazione giovanile, di Neet (inattivi), e della popolazione a rischio povertà.

“Da osservare”, invece, sono il tasso di disoccupazione generale, il livelli di reddito disponibile delle famiglie e la diseguaglianza. Insomma, per il mercato del lavoro italiano la strada è ancora tutta in salita.