Occupazione, la ripresa torna a stimolare le assunzioni

29 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – 20 mila assunzioni in più previste nel 2010, grazie all’aumento delle entrate ed al rallentamento delle uscite di personale. Il saldo però resta negativo di -178 mila unità, pari al -1,5% dell’occupazione prevista per quest’anno. Questo il quadro dell’occupazione prevista dalle 100mila imprese con dipendenti interpellate nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. E visto che le imprese, soprattutto di dimensione media, ed in particolar modo quelle più innovative o vocate all’export, annusano la ripresa e cercano di accrescere la propria competitività, il mercato del lavoro riprende (e richiede) dinamicità e flessibilità: crescono infatti del 10%, portandosi al 42,3% del totale, i contratti a tempo determinato, aumenta la richiesta di personale tecnico altamente qualificato e torna a salire anche la domanda di operai, indispensabili al funzionamento della macchina produttiva, mentre si riducono le opportunità per il personale impiegatizio. I risultati dell’indagine mostrano anche come questa delicata fase di passaggio della nostra economia sia vissuta e percepita in maniera diversa tanto a livello di dimensione di impresa (i segnali migliori provengono dalle aziende medie, mentre le micro-imprese con meno di 10 dipendenti prevedono di ridurre ulteriormente il proprio personale), quanto a livello territoriale, con il Mezzogiorno che dovrebbe registrare anche nel 2010 un saldo negativo più alto delle altre macro-ripartizioni del Paese. “Il sistema produttivo italiano è vivo e vitale e sta mostrando di avere tutte le qualità per trainare il Paese verso una ripresa economica consistente”, ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “I dati della nostra indagine indicano con chiarezza due cose: quale direzione sta prendendo il mercato del lavoro e gli ambiti nei quali le difficoltà sono ancora evidenti”, sottolinea Dardanello ricordando che le imprese stanno chiedendo maggiori competenze professionali e flessibilità ai propri dipendenti, non solo contrattuale ma anche di impostazione del lavoro. Inoltre, sembrano soffrire maggiormente le imprese artigiane, legate alla domanda interna ed ai consumi bassi degli italiani, ed il Mezzogiorno, che si conferma l’area con maggiori criticità.