Occupazione in Europa. L’unica a brillare è la stella tedesca

24 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La locomotiva europea non perde un colpo. Negli ultimi tempi dalla Germania non arrivano che notizie positive a conferma del ritmo sostenuto di crescita dell’economia. Buone nuove a fronte di lodevoli iniziative: colossi dell’auto del calibro di Audi, BMW e Mercedes hanno richiamato gli operai dalle ferie estive oppure hanno arruolato centinaia di lavoratori stagionali per non frenare la produzione. Stessa cosa si può dire per le piccole e medie imprese del Paese. Quando c’è da lottare i tedeschi lottano e così migliorano le previsioni di crescita. La Camera dell’industria e del commercio tedesca (Dihk) ieri ha ipotizzato un Pil in aumento del 3,4% nel 2010, superando il 3% indicato la scorsa ottava dalla Bundesbank. E che dire dell’occupazione? nota dolente di molte nazioni, in primis l’America. Secondo il presidente del Dihk, Hans Heinrich Driftmann, il numero di disoccupati nel 2010 scenderà al livello più basso dal 1992, con 250 mila inoccupati in meno rispetto allo scorso anno e oltre 1,5 milioni in meno rispetto a cinque anni fa. Siamo di fronte a un circolo virtuoso, con l’occupazione che favorisce i consumi. La Germania sembra proprio essersi rimboccata le maniche e i frutti non tardano ad arrivare. Ma le novità non sono ancora finite. L’esecutivo di Berlino, guidato dalla cancelliera Angela Merkel, si appresta a varare una riforma del settore bancario, che vede l’introduzione di una tassa annuale su tutte le banche e la creazione di un nuovo fondo di salvataggio per sostenere gli istituti durante i periodi di crisi. Berlino procede spedita sulla strada della ripresa, lasciando indietro il branco che ancora fatica a riemergere dalla melma. Secondo il capo economista di markit, Chris Williamson, fuori dalla Germania “la crescita nel resto dell’area euro è rallentata su livelli vicini alla stagnazione mentre il comprarto dei servizi si è addirittura contratto”.