OCCUPAZIONE:
E’ UNA CRESCITA
‘SUB OTTIMALE’

3 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.

I dati sul mercato del lavoro Usa del mese di novembre erano tenuti ad una conferma del forte incremento occupazionale registrato ad ottobre. Le attese sono state in gran parte deluse.

I fattori che avevano maggiormente contribuito alla buona performance di ottobre si sono nettamente ridimensionate. Di seguito li elenchiamo:
1) settore costruzioni: dopo una variazione di occupati ad ottobre di 65.000 unità (riviste da 71.000) pari al massimo dal marzo del 2000, si è passati a +11.000. Il venir meno dell’effetto uragani ha pertanto prodotto un impatto evidente;
2) settore governativo: anche in questo caso l’apporto ha segnato un drastico ridimensionamento (da +24.000 a +8.000), con una variazione che si è nuovamente collocata (per la prima volta nel secondo semestre) al di sotto della media degli ultimi 10 anni pari a +19.000;
3) assunzioni a carattere temporaneo: sono risultate in netto calo (da +51.000 a+9000).

Risulta pertanto evidente che queste tre componenti avevano condizionato in modo non strutturale il dato di ottobre. Inoltre è mancato anche l’apporto positivo del settore retail che anzi ha segnato una variazione negativa (-16.200).

Nell’ambito dell’household survey rileviamo inoltre un nuovo rialzo della durata media della disoccupazione (da 19,6 a 19,9 settimane).

Nel complesso, pertanto, il dato di ottobre si è rivelato per ora non strutturale. Si sta assistendo indubbiamente ad un recupero dei posti di lavoro ma in modo meno che proporzionale rispetto alla crescita dell’economia.

Pertanto, si può parlare di una crescita occupazionale sub ottimale (c.d. sub-par labor market recovery). La continuazione di un trend di tal tipo, potrebbe a sua volta ripercuotersi il prossimo anno in termini di crescita, ridimensionandone i valori finora realizzati. Indicazioni in tal senso sono già venute dai leading indicators in termini di indice tendenziale.

In termini di politica monetaria, non dovrebbe essere messo in discussione il rialzo di 25bps il prossimo 14 dicembre da parte della Fed. L’ipotesi di un cambio di bias sui prezzi (da neutro a rialzista) preannunciato da Ip dovrebbe però essere rimandato almeno al successivo Fomc del 2 febbraio.

Anche tale ipotesi però potrebbe rivelarsi errata in caso di continuazione del trend di crescita sub ottimale del mercato del lavoro, che riteniamo al momento altamente probabile, in considerazione anche del venir meno il prossimo anno degli incentivi per gli investimenti.

Allo stesso tempo potrebbe ritornare di attualità l’ipotesi di una pausa della fase di politica monetaria della Fed dopo il Fomc del 14 dicembre.