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Obblighi per i professionisti: ecco le novità

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L’Ufficio italiano cambi (Uic), il 21 giugno 2006, ha previsto nuovi chiarimenti per la disciplina antiriciclaggio applicabile ai professionisti a seguito del decreto legislativo 20 febbraio 2004, numero 56.
La disciplina antiriciclaggio a cui si fa riferimento è quella introdotta dal decreto legge numero 143/1991, poi convertito con modificazioni nella legge numero 197/1991, già contenente gran parte delle disposizioni confluite nel Dlgs numero 56/2004, che, emanato per assicurare il recepimento della direttiva del Consiglio dell’Unione europea numero 2001/97/Ce, in materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi da attività illecite, estende il campo di azione del dettato normativo fino a quel momento esistente e lo adegua ai nuovi principi.
Infatti con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 7 aprile 2006 del regolamento di attuazione numero 141 del 3 febbraio 2006, previsto dagli articoli 3 comma 2 e 8, comma 4 del Dlgs 20 febbraio 2004 numero 56, i professionisti che operano in settori economico-giuridici risultano, di fatto, equiparati agli intermediari finanziari. L’estensione della regolamentazione antiriciclaggio a liberi professionisti come avvocati, notai, dottori commercialisti, revisori contabili, società di revisione, consulenti del lavoro, ragionieri, periti commerciali, consulenti tributari e a società di servizi (cosiddetti centri elaborazione dati) operanti nel settore contabile e tributario, ivi compresi, quindi i Caf, ha l’obiettivo, da un lato, di prevenirne il coinvolgimento involontario in attività economiche criminali e, d’altro lato, di assicurarne la collaborazione attiva attraverso l’individuazione e la segnalazione di operazioni di natura sospetta.
Con le istruzioni tecniche del 24 febbraio 2006 l’Uic ha, in seguito, specificato il contenuto degli obblighi applicabili ai liberi professionisti e alle società di revisione, con particolare riguardo alle modalità di identificazione dei clienti, alla conservazione documentale, alla rilevazione e segnalazione delle operazioni sospette, nonché all’istituzione di misure di controllo interno e di formazione.
Nello specifico i destinatari della normativa antiriciclaggio sono tenuti ad una pluralità di adempimenti di stampo organizzativo. In “primo luogo” per la prestazione professionale, che si sostanzia “nella diretta trasmissione, movimentazione o gestione di mezzi di pagamento, beni o utilità in nome o per conto del cliente ovvero nell’assistenza al cliente per la progettazione o realizzazione della trasmissione, movimentazione, verifica o gestione di mezzi di pagamento, beni o utilità e della costituzione, gestione o amministrazione di società/enti/ trust o strutture analoghe”, i professionisti sono tenuti all’identificazione del cliente in relazione alle operazioni che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo, anche frazionato, superiore a 12.500 euro oppure qualora la prestazione fornita abbia ad oggetto operazioni di valore indeterminato o non determinabile.
L’identificazione consiste nella verifica dell’identità del cliente e del soggetto per conto del quale egli eventualmente operi nonché nell’acquisizione dei loro dati identificativi da riportare e registrare, non oltre i trenta giorni dall’acquisizione delle informazioni, insieme con la descrizione della prestazione fornita, in un “archivio unico” (cartaceo o informatico) dove verranno conservati per almeno dieci anni, che decorrono dal compimento dell’operazione o dalla chiusura del rapporto professionale. L’omessa istituzione dell’archivio, dove le informazioni sono registrate secondo l’ordine cronologico delle prestazioni fornite, prevede l’arresto da sei mesi a un anno o l’ammenda da 5.164 a 25.822 euro. I liberi professionisti, a cui si indirizza la normativa in esame, sono anche tenuti ad assicurare l’adeguata formazione del personale interno allo Studio per prevenire possibili infrazioni, ad adottare apposite misure di protezione dei dati e delle informazioni raccolte e trattate, nel rispetto del Codice della Privacy, a introdurre procedure di controllo interno allo Studio, per la verifica del corretto adempimento degli obblighi previsti, a segnalare all’Uic le operazioni sospette, rispondenti ai parametri di cui all’articolo 3 della legge antiriciclaggio, cioè quelle operazioni che “per caratteristiche, entità, natura o qualsiasi altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto anche conto della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, inducano a ritenere, in base agli elementi disponibili, che il denaro, i beni o le utilità oggetto dell’operazione possano provenire dai delitti di “riciclaggio” e “Impiego di denaro, beni, o utilità di provenienza illecita” ( articoli 648-bis e 648-ter codice penale). Le segnalazioni devono essere effettuate senza ritardo, ove possibile prima del compimento dell’operazione oggetto della prestazione professionale, appena il professionista incaricato o il responsabile della revisione sia venuto a conoscenza degli elementi che fanno sospettare la provenienza del denaro, beni e utilità da un delitto non colposo.