Obama rinnova la tappezzeria (e non solo) dello Studio Ovale

1 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Diversamente dai suoi predecessori, ha aspettato 20 mesi dall’insediamento alla Casa Bianca per apportare qualche ritocco alla stanza dove l’agenda degli Stati Uniti viene quotidianamente discussa e decisa. Nel gennaio 2009, nel bel mezzo di una crisi rivelatasi la peggiore dagli anni ’30, aveva creduto non opportuno dare inizio al suo mandato preoccupandosi prima di tutto di personalizzare lo Studio Ovale in base ai suoi gusti, come e’ sempre stato prassi fare.

Ma ora il presidente americano Barack Obama si e’ deciso: approfittando della sua vacanza a Martha’s Vineyard (in Massachussetts), imbianchini, tapezzieri ed esperti di arredo si sono messi all’opera per la prima volta da quando ad occupare la stanza dei bottoni Usa era George W. Bush. Casualita’ vuole che l’annuncio di qualche ritocco allo Studio Ovale sia arrivato a poche ore dal discorso in prima serata rivolto alla Nazione con cui lo stesso Obama ha dichiarato fine alla guerra in Iraq.

NON TOCCATO DENARO PUBBLICO. I contribuenti americani, anche i piu’ scettici, possono stare tranquilli. Non un solo dollaro di denaro pubblico e’ stato versato per regalare al loro presidente la sua nuova sedia “da comando” in cuoio, la carta da parati (a righe verticali beige e dorate fatta a mano), il tavolino da caffe’ in legno di noce, i divani con rivestimento in cotone, le due lampade da scrivania con basamento in ceramica blu, tutto rigorosamente “made in Usa”. A pagare il conto e’ stata ufficialmente la White House Historical Association, che ha ricevuto i finanziamenti dal Fondo per la Inaugurazione della Presidenza Obama, che aveva ancora fondi a disposizione. La Casa Bianca ha fatto sapere che i costi sostenuti per il make-up dello Studio Ovale sono stati “in linea con quanto speso da Clinton e George W. Bush”.

LA STORICA SCRIVANIA RESTA AL SUO POSTO. Obama ha voluto conservare la “Resolute desk”, diventata famosa grazie alla foto datata 1962 in cui il piccolo John John Kennedy si affacciava ai piedi del padre concentrato sulle “sudate carte”. A quel tavolo hanno lavorato tutti i presidenti Usa da Rutherford B. Hayes con le eccezzioni di Johnson, Nixon e Ford. Rifinete in pelle le due poltrone piazzate da George W. Bush davanti al caminetto mentre finisce in soffitta (o meglio, in un magazzino apposito) il costoso tappeto disegnato dalla moglie dell’ex presidente Usa Laura Bush.

LE FRASI SUL TAPPETTO. Il pezzo forte, in termini semantici, e’ proprio il nuovo tappeto, fatto per il 25% di lana riciclata e donato dall’azienda che lo ha prodotto (la Scott Group di Grand Rapids, Michigan), la stessa che aveva realizzato quello per l’ex presidente Bill Clinton e per la sala da pranzo di Stato.

La peculiarita’ di questo nuovo pezzo d’arredamento, ovale come il precedente e con al centro il simbolo presidenziale, sono le cinque citazioni volute da Obama per adornarne i bordi: due di presidenti democratici (Franklin D. Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy), due di predecessori repubblicani (Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt) e una di Martin Luther King.

“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura e’ la paura stessa” e’ di F. D. Roosevelt.

Di JFK e’ “Nessun problema del destino umano è fuori dalla portata degli esseri umani”.

“Governo del popolo, dal popolo, per il popolo” fu proferita da Lincoln

Di Theodore Roosvelt e’ “il benessere di ciascuno di noi dipende fondamentalmente dal benessere di tutti noi”.

“La curva dell’universo morale è lunga ma si piega verso la giustizia” fu pronunciata dal leader della lotta alla segregazione razziale.

LE REAZIONI DAL WEB. Gli occhi dell’opinione pubblica non hanno potuto constatare in diretta tv le “modeste modifiche” (come le ha definite l’ufficio stampa della Casa Bianca): le telecamere erano obbligate a restare fisse su Obama, impegnato a comunicare che il vero focus degli Stati Uniti sono i “problemi a casa nostra”. Foto e video in rete hanno da subito iniziato a circolare e cosi’ i primi commenti. Le modifiche fatte sono odiate da alcuni perche’ “troppo casual”. Altri le ritengono “prive di classe” o “troppo neutrali”. C’e’ chi vede in uno stile sobrio, “semplice, scialbo e non patriottico” l’ombra “dello stile socialista…il perfetto ambiente per il nemico numero uno, gli Obama (Michelle inclusa). Qualche patriota reputa necessario che lo Studio Ovale debba avere “i colori rosso, bianco e blu” della bandiera Usa. Non manca chi si lamenta: “mentre gli Stati Uniti tentano di stare a galla…loro cambiano arredo?” minacciando che il tempo per giudicare l’attuale amministrazione “e’ vicino”, riferendosi alle elezioni di medio termine di novembre. Noi speriamo che Obama venga giudicato qualcosa di politicamente piu’ sostanzioso. Infondo “de gustibus non disputandum est”.