OBAMA IN CINA: OMAGGIA IL PAESE CHE DETIENE LA META’ DEI TREASURY USA

17 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il summit fra Barack Obama e Hu Jintao si conclude con un accordo a tutto campo che disegna l’agenda del G2, la nascita di un’intesa privilegiata fra l’economia più grande del Pianeta e quella che corre di più. Si e’ parlato di diritti umani, Tibet e clima ma i veri temi in discussione tra Washington e Pechino sono tutti economico-finanziaria (tassi d’interesse, monete -rivalutazione dello yuan – commercio internzionale, debito).

Obama e’ il primo presidente degli Stati Uniti che affronta apertamente e senza ipocrisie il rapporto con la Cina dai tempi di Richard Nixon e della politica (all’epoca molto innovativa) del “ping-pong” di apertura alla Cina comunista e pre-capitalista. Solo che ai tempi di Nixon gli Stati Uniti non avevano il debito pubblico che hanno adesso, soprattutto nei confronti di un colosso nascente come la Cina che detiene circa il 50% dei Treasury Usa posseduti da detentori esteri.

Il presidente Usa, Barack Obama ha gia’ detto di essere soddisfatto per l’impegno della Cina a muoversi verso un tasso di cambio piu’ orientato ai mercati. “Sono soddisfatto – dichiara Obana nel corso della sua conferenza stampa a Pechino – per l’impegno della Cina a muoversi nel tempo verso tassi di cambio piu’ orientati al mercato”.

Obama ha chiesto poi a Pechino una rapida ripresa del dialogo con il Dalai Lama, l’omologo cinese Hu Jintao sottolinea la necessità di respingere «il protezionismo commerciale in ogni sua forma». Nel loro primo incontro bilaterale, i due leader hanno affrontato molti argomenti, dai diritti umani all’economia. E la politica estera: ammoniscono l’Iran che «vi saranno conseguenze» se non dimostrerà buone intenzioni sul programma nucleare e concordano sulla volontà di riprendere il dialogo a sei sulla Corea del Nord.

TIBET – Obama ha ribadito che nella sua visione «sono valori universali» e ha chiesto alla Cina di riprendere quanto prima il dialogo con i rappresentati del Dalai Lama, assicurando il sostegno del governo americano nel processo di riavvicinamento. E ha riconfermato la politica Usa di «una sola Cina» per quanto riguarda Taiwan. Sul fronte economico, ha ribadito la necessità di un nuovo modello di crescita «sostenibile» e di aggiustare il valore dello yuan alla realtà del mercato, mentre Hu Jintao ha detto no al protezionismo.

CLIMA – Nella conferenza stampa congiunta, dopo colloqui bilaterali nel grande Palazzo del Popolo, Obama e Hu Jintao hanno anche espresso l’intenzione di voler evitare il fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen. «Senza gli sforzi congiunti di Stati Uniti e Cina, i due maggiori consumatori e produttori di energia, non può essere raggiunta una soluzione al problema del riscaldamento del pianeta – ha detto Obama -. Non vogliamo un accordo parziale o una semplice dichiarazione politica ma piuttosto un accordo che copra tutti i punti dei negoziati e che possa avere effetti immediati». Il presidente Usa resterà a Pechino fino a martedì pomeriggio per poi trasferirsi nella Corea del Sud, ultima tappa del suo viaggio in Asia.