OBAMA COMINCIA A DELUDERE, SARA’ UN FIASCO IL PIANO SALVA-BANCHE

24 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Alfonso Tuor e’ editorialista del Corriere del Ticino. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «Sarà un fiasco» il nuovo piano salvabanche presentato ieri dal ministero del Tesoro americano e «se questo piano fallirà, come succederà senza alcun dubbio, Obama si giocherà gran parte della sua credibilità». Questo giudizio a caldo di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, è totalmente condivisibile.

Il Programma di investimento pubblico-privato, che a regime dovrebbe raggiungere i 1000 miliardi di dollari, prevede due piani di azione: uno per l’acquisto di prestiti in sofferenza e l’altro per l’acquisto di titoli tossici detenuti dalle banche. Come tutti ricordano, anche l’amministrazione Bush aveva tentato di seguire questa strada, ma si era dovuta arrendere di fronte alla difficoltà apparentemente insormontabile di stabilire il prezzo di acquisto di titoli che non hanno mercato.

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La valutazione del prezzo di questi titoli da parte dello Stato avrebbe creato un secondo problema: se acquistati al valore dato da alcuni indici di mercato, le banche non li avrebbero venduti, poiché avrebbero dovuto immediatamente contabilizzare una perdita dovuta alla differenza tra il prezzo in cui sono tenuti a bilancio e il prezzo di vendita. La differenza – si riteneva – sarebbe stata di dimensioni tali da far emergere chiaramente lo stato di insolvenza del sistema bancario e da imporre una sua ampia e immediata ricapitalizzazione. Se il prezzo fosse stato elevato, si sarebbe trattato di un sussidio mascherato al settore bancario. Di fronte a tali difficoltà l’amministrazione Bush accantonò il progetto e usò parte dei 700 miliardi di dollari del Tarp per ricapitalizzare le banche.

Ora l’amministrazione Obama cerca di rilanciare l’idea sposando la tesi di Wall Street, secondo cui il valore di questi titoli è superiore a quello che gli attribuisce oggi il mercato, e attraverso la patrnership tra pubblico e privato cerca di mascherare il dato di fatto che sta sovvenzionando il sistema bancario. Infatti la partnership pubblico-privato funziona in modo tale che se il prezzo di queste attività sale, guadagnano gli investitori privati; se invece scende saranno i contribuenti a sopportare le perdite. Si può dire che si tratta di un ulteriore passo nella politica di trasferimento allo Stato e quindi all’intera collettività dell’enorme buco nero che si nasconde nei bilanci delle banche.

Il meccanismo di funzionamento del piano è talmente macchinoso da ritenere probabile che farà la fine del Tarp voluto da Bush e Paulson, ossia non riuscirà a decollare. Ma anche se riuscirà a partire è destinato a non raggiungere i due scopi per cui è stato pensato. Il meccanismo di formazione del prezzo dei titoli tossici è talmente distorto che non riuscirà a creare un prezzo di mercato credibile. Eppure questo era l’obiettivo dell’amministrazione Bush e dovrebbe essere anche quello di Obama. In secondo luogo, anche se il piano avesse successo, estrarre 1’000 miliardi di dollari di titoli tossici e di prestiti in sofferenza dai bilanci delle banche americane produrebbe un risultato simile a quello di un bambino che si propone di prosciugare il mare con un cucchiaio.

Con questa mossa il nuovo presidente americano rischia di giocarsi, come sostiene Paul Krugman, la sua credibilità politica. Anche Obama, come Bush prima di lui e come i governi dei Paesi europei, sembra non riuscire, o meglio non avere il coraggio politico, di affrontare di petto la questione di un sistema finanziario che è in stato fallimentare. Quindi permette che il buco nero nascosto nelle pieghe dei bilanci bancari continui a risucchiare migliaia di miliardi di soldi buoni, che sarebbero invece estremamente utili per rilanciare l’economia. Questo piano non è infatti destinato a produrre alcun effetto benefico sull’economia americana, che si sta contraendo rapidamente e che sta creando ogni mese 600’000 disoccupati in più.

Secondo alcuni, Obama ha voluto compiere un ultimo tentativo di salvare il sistema bancario ed è pronto a cambiare strategia se non vi saranno risultati entro la fine dell’anno. Il tempo dirà se quest’ipotesi ha qualche fondamento. Sta di fatto che oggi Obama si è invece piegato ai voleri di Wall Street. La decisione di Obama delude anche perché la forte indignazione della popolazione americana per la distribuzione di oltre 200 milioni di dollari di bonus ai responsabili della bancarotta dell’American Insurance Group, salvato dallo Stato con l’esborso di 160 miliardi di dollari, creava le premesse politiche per l’adozione di quelle misure drastiche indispensabili per sciogliere il nodo gordiano della crisi delle banche.

Se la nuova amministrazione americana continuerà su questa strada non solo l’uscita dalla recessione sarà sempre più lontana, ma alla crisi economica si affiancherà una crisi politica ed etica dalle dimensioni imprevedibili. Infatti, pure i cittadini americani sono sempre più insofferenti di fronte ai dirigenti di Wall Street che pretendono di continuare ad incassare bonus milionari dopo che i loro istituti sono stati salvati dalla bancarotta grazie ai soldi dei contribuenti. Anche sull’affermazione di questi principi elementari Obama sta cominciando a deludere.

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