NUOVI PUNTI
DI RIFERIMENTO: RICONSIDERARE DRAGHI

4 Giugno 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Le file delle seggiole dove siedono le anime
stanche, e dunque in ebbrezza senile,
degli invitati sono state spinte avanti, come
mai. E quel sottile bagnasciuga che separa
i primi in fila dagli scranni severi sui
quali riposano i membri del consiglio, sopra
ai quali parlerà Draghi, s’è ridotto a niente.
Sintomo evidente di prudente misura: tranne
i limiti imposti dalla decenza, o dal carcere,
non c’è stato un taglio
drastico dei vecchi invitati.

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Al modico prezzo di
questo strabordamento
resistono, circa nello stesso
rango sediale, quasi tutti. Gesto intelligente
del nuovo governatorato che ha pensato essere
meglio e gradevole di non farle fuori da
subito. E puntuale arriva lui Draghi, uomo
di misurate proporzioni fisiognomiche, non
fosse per il naso, ch’è però riproporzionato
dalla mascella. Da essa gli emana peraltro
una volontà che sarebbe quella di un collerico,
non fosse lenita da forte sentimentalità
cordiale, che sorprende. E però si conferma
tutta, col fiatone che circa a metà della lettura
proprio un eccesso di entusiasmo gli induce.

Chi non esibisce grandi passioni ne ha
sovente più degli altri e questo vale tanto
più per quei rari italiani ai quali la volontà,
ch’è poi il destino ultimo di ognuno, ha dato
disciplina. Il risultato è questo vigore leale
e di sentire spregiudicato, e però sempre
molto calcolato. Attento alle poltrone e inoltre
a dire poco o niente sulle privatizzazioni.
Draghi si considera evidentemente in troppo
recente ancora conflitto di interessi. Sintomatico
di cos’è l’Italia oggi che nessuno
abbia notato la poca enfasi al riguardo. E
cordiale, e ancora però astuto, si riconferma
ad aver citato all’inizio il sindacato.

Per il resto Draghi dice quanto avrebbe
da dire ogni anima pratica sull’economia
dell’Italia: “Vanno realizzati interventi strutturali
che interessino le principali voci di
spesa e tutti i livelli di governo”. Dice insomma
di tagliare la spesa, l’esatto opposto
di quello che in maniera indecente Almunia
si è fatto dire a Bruxelles dal povero Prodi.
L’ipocrisia è arrivata là al punto di reclamare
nuove entrate ovvero nuove tasse, mentre
l’onesto Draghi ha detto ai prodisti l’opposto:
quanto meno volevano sentire le vestali
ipocrite dello spreco statale, ricolme di castristi
ed eroi dell’Ungheria socialista. La
somma algebrica dei conti del governatore
fissa il taglio a due punti di pil, solo per rispettare
i dettami promessi.

E ancora secco:
“Eventuali interventi di abbassamento della
pressione fiscale o di rilancio degli investimenti
pubblici richiederebbero il reperimento
di risorse aggiuntive”. Ne dedurrei
che sommandoci il taglio del cuneo fiscale il
totale della manovra dovrebbe raggiungere
le proporzioni di quella di Giuliano Amato.
Prudenti ma onesti anche poi i dubbi su
come il povero Prodi vorrebbe disincuneare
il suo complice Montezemolo: “Uno spostamento
dell’imposizione dal lavoro ai consumi
offre benefici allocativi e una copertura
certa, ma induce effetti macroeconomici
e distributivi da valutare attentamente anche
con le parti sociali”.

E però a piacere è
questo tono di Draghi da banchiere affilato
e che però emana forze giovanili, molto più
della sua età anagrafica. Accanto a me Forattini
al riparo del foglio blu della relazione
fa le prove della sua caricatura. Lo spio
malamente. Vedo che neppure a lui sfugge
la mascella e la grandezza della cavità oculare.
La buona vista: in effetti mi riconfermo,
Draghi è scaltro troppo intelligente per essere
sleale, merce rara in Italia, dove la scaltrezza
è, per secolari e affinate viltà, quasi
sempre ladra. E felice anche la chiusa: la
crescita “richiede consenso sul disegno del
futuro, concordia sull’azione nel presente.
Ci sia di incoraggiamento la consapevolezza
che il paese nella sua storia ha saputo rispondere
a sfide ben più drammatiche”.

Nessuna catarsi dossettiana come quella
promessa dai poveri prodisti.
Infine per i palati fini, in Italia rari, una
dritta non piccola sullo scenario internazionale:
“Un aumento del tasso di risparmio
dell’economia americana, una ripresa della
crescita in Europa e Giappone, una accelerazione
della domanda interna in Cina e nei
paesi produttori di petrolio possono ridurre
il rischio che l’inevitabile correzione degli
squilibri avvenga attraverso variazioni disordinate
dei cambi”. Ecco spiegato, ma appunto
solo ai palati più fini, perché Bernanke
è più furbo di quanto non si credano
i suoi critici. Infine una critica anche se sola:
ma perché nella chiusa citata dire paese
e non Italia. Una ovvia concessione al politichese.
Nessuno è perfetto. Viva Draghi.

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