Nuovi poveri: a Roma ex agente immobiliare perde lavoro e casa, dorme in auto col cane

3 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – Dice che non ha più paura di niente, «neanche del Diavolo» perché «gli incubi più brutti sono già diventati realtà». Prova vergogna quando chiede il caffè all’albergo vicino, una scusa per usare il bagno e farsi la barba prima di provare a bussare a qualche ufficio per trovare lavoro. «Ho paura che prima o poi quelli dell’albergo si accorgano che sono solo un senzatetto». Colazione, pranzo e cena sono un piatto di rigatoni che gli porta la compagna, nel portafogli non ha neanche un euro e dopo aver fatto una carezza a Lucky, inizia a prepararsi per la notte: raccoglie cartoni, li sistema con cura sopra il tettino della sua Fiat Uno bianca «perché se piove – dice – entra acqua».

Marco Proietti, 52 anni, romano, insieme al suo cane Lucky, da sei mesi vive nella sua auto in via Val d’Aosta, nel quartiere Africano. In quel punto si è fermata l’auto per un guasto al motore. In quel punto si è fermata anche la sua vita.

Per vent’anni ha gestito un’agenzia immobiliare in viale Giulio Cesare. «Poi è fallita – dice – e da quel giorno è iniziata la discesa». Gli amici scomparsi, i parenti pure, al suo fianco solo la compagnia, Katia, impiegata, che ogni giorno porta da mangiare. Un piatto per Marco e una scatoletta per Lucky, un meticcio di due anni che comprarono insieme «quando avevo una vita normale» racconta l’uomo.

Dopo il fallimento dell’agenzia immobiliare Marco, ragioniere, è tornato a vivere dalla mamma: «Ma a luglio dello scorso anno è morta, non avevo i soldi per pagare l’affitto, a ottobre ho trovato il lucchetto alla porta: dentro era rimasto Lucky, il padrone di casa ha aperto solo per darmi il tempo di prendere qualche vestito e il cane». Per qualche mese ha vissuto a casa della compagna e della sua famiglia «ma è una casa piccola, non c’è spazio anche per me». Ha lavorato come guardiano di notte in un cantiere: «Quaranta euro per dodici ore di lavoro». Poi il lavoro perso, tanti colloqui e nessuna speranza: «Dicono che sono troppo vecchio, oppure troppo qualificato, con una cultura considerata pericolosa per chi offre solo impieghi a nero». Marco, anni fa, lavorava in una galleria d’arte in via del Mascherino, a Prati: «Ricordo ancora la visita di Giovanni Paolo II, un momento emozionante». Un lavoro e una casa i sogni di Marco. «In un centro sociale a Centocelle mi hanno detto che potevano aiutarmi solo se avessi combattuto con loro, con picchetti e scontri che permettono di accumulare punti per entrare nelle liste dei possibili occupanti, ma non voglio immischiarmi in queste cose».

Da luglio prende un sussidio di 300 euro ogni due mesi dal IV Municipio «ma i soldi arrivano con un ritardo di venti giorni». Si è rivolto alla Caritas «ma non accettano Lucky, non voglio lasciarlo in un canile, mi si spezza il cuore». È cresciuto nello stesso quartiere che oggi lo vede senzatetto: «Qualcuno mi riconosce, mi saluta da lontano, nessuno ha il coraggio di avvicinarsi». Ha rapporti solo con Riccardo, il benzinaio che gli consente di rimanere con l’auto nella sua stazione di servizio.

Ieri Marco ha ricevuto la visita di Cristiano Bonelli, presidente del IV Municipio: «Il sussidio arriva in ritardo per i tagli del Comune. Troveremo una sistemazione in un rifugio per senzatetto, ma lì il cane non può portarlo. Poi vedremo, ma di situazioni simili ce ne sono molte, la lista è molto lunga». Marco non accetterà la sistemazione nel rifugio: «Dovrei lasciare il mio cane, ma finché avrò un briciolo di dignità questo non accadrà mai».

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