Nuove funzioni privacy: come non farsi tracciare da Google

6 Luglio 2016, di Alberto Battaglia

Gli affari di Google, si sa, dipendono in gran parte dalle pubblicità mirate che invia agli utenti grazie alle ricerche da loro effettuate. Da qualche giorno, però, Mountain View permette di accedere (ma solo con il nostro consenso) a una serie di nuove funzionalità in grado di monitorare e, eventualmente, cancellare le informazioni che Google ha raccolto in anni di navigazione.

Ogni ricerca effettuata attraverso l’account Google, così come i video guardati su Youtube, possono essere ripercorsi in ordine cronologico. È questa la merce che milioni di utenti regalano al colosso delle ricerche su Internet. Ma, mentre in precedenza era possibile solo bloccare la raccolta dati, ora è si può accedere alla cronistoria completa in possesso di Google nella sezione chiamata “Le mie attività”. E, se lo si desidera, depennare tutto quanto.

Con le nuove impostazioni, ulteriore controllo può essere esercitato sui macro interessi che sono emersi dalle varie attività online: se, ad esempio, abbiamo effettuato molte ricerche sulle banche, ma non desideriamo ricevere nessuna pubblicità dal settore finanziario, basta un click per risolvere il problema.

Aggiornare le nuove funzionalità, però, permette alla società di utilizzare le pubblicità basate sui dati raccolti non solo sui siti che Google gestisce direttamente, come in precedenza, ma anche sugli altri siti che sfruttano i servizi di advertising di Mountain View. Anche Google, dunque, guadagna qualcosa con l’accettazione delle nuove impostazioni.

Ma quali sono le controindicazioni nel mettere in pausa, ridurre o cancellare la raccolta dati di Google? Secondo la società, che evidentemente ha un interesse molto grande nella raccolta dei dati, l’esperienza di navigazione ne risentirebbe: se Google sa dove sei, può consigliarti alberghi e ristoranti vicini a te, se sa che ami la musica classica, ti potrà segnalare nuove uscite di dischi. Inoltre, viene spesso ribadito, i dati non vengono venduti né comunicati a nessun altro. Ma agli integralisti della privacy difficilmente basterà.