NUMEROLOGIA

30 Dicembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Quante definizioni abbiamo letto o sentito di questo secolo che e’ appena finito?

Dal ”secolo breve” di Hobsbawn alla ”fine della Storia” di Fukuyama, gli storici non hanno dovuto attendere
l’inizio del 2000 per dire la loro.

Proviamo, invece, ad escludere dall’analisi qualsiasi aggettivo. Il Gwp (prodotto mondiale lordo) superera’, nel 1999, la cifra di 40 ”trilioni” di dollari o 40 mila miliardi di
dollari, 40 seguito da dodici zero, circa 77 milioni di miliardi di lire (usando la Ppp, purchasing power parity).

La crescita prevista, rispetto al 1998, e’ del 2,2% su base annua. Ma il Pil reale e’ cresciuto, su base
secolare, piu’ del 900%. Una cifra che, se ci pensate, fa ancora piu’ paura dei valori assoluti
espressi in qualsiasi divisa. E l’unicita’ del XX secolo, rispetto ai precedenti, sta tutta qui: nella
rapidita’ dello sviluppo. Il XIX secolo stesso, quello della rivoluzione industriale, ha visto l’economia
mondiale poco piu’ che triplicarsi. Ancora piu’ modesta e’ la crescita nei secoli precedenti. I Paesi
dell’Europa occidentale crebbero, in termini di Pil reale pro capite, del 50% in tre secoli (tra il
rinascimento e l’alba della rivoluzione industriale). E nei secoli precedenti al rinascimento si sperimentarono
tassi di crescita perfino negativi.

Per spiegare la crescita economica straordinaria di questo secolo, abbiamo bisogno di elementi di giudizio
qualitativo. A differenza dello sviluppo tecnologico del secolo scorso (ferrovie, telegrafo), le scoperte
tecnologiche del XX secolo sembrano portare con se’ una caratteristica di capacita’ di diffusione
prima sconosciuta; da qui il maggiore impatto sulla qualita’ della vita delle persone e sulla produttivita’.

I
figli legittimi di tale caratteristica sono il computer e Internet.
La potenza dei processori per computer di oggi e’, secondo la Intel (Processor Hall of Fame, Intel
Museum), 66 mila volte superiore a quella dei processori del 1975. A parita’ di prezzo. Nel 2010,
diventera’ 10 milioni di volte superiore alla potenza dei computer di prima generazione, sempre a parita’ di
prezzo.

Tanto per fare un paragone, la potenza dei motori a vapore (1869), era solo 45 volte inferiore a quella dei motori elettrici (1939). Un computer del 1999 e’
in grado di svolgere ormai piu’ di 2 milioni di operazioni al secondo, i primi ”calcolatori” (1959) ne
riuscivano a svolgere 20.

Durante gli ultimi due decenni, la velocita¹ di trasmissione dati (via modem) e’ cresciuta 22 volte rispetto
alle ”classiche” trasmissioni via telefono. E 56 mila bit al secondo comincia a sembrarci una velocita’
”lenta”.

Infine, secondo Internet Software Consortium, sono oramai 60 milioni i computer collegati a Internet, solo
negli Stati Uniti. Erano 300 mila nel 1990. E, nell’agosto 1981, erano 213.
E questi sono dati facilmente traducibili in altri: negli Stati Uniti, la produttivita’, durante gli anni ’90, del
settore delle tecnologie dell’informazione e’ aumentata piu’ del 25%, quella degli altri settori
industriali, poco piu’ del 2%.

Va bene, l’ammetto, qualche aggettivo ci e’ scappato. Ma alcuni ”numeri” di questo secolo rispondono,
crediamo correttamente, alle paure dei tradizionalisti. Se i ”fondamentali”, nei mercati finanziari di tutto il
mondo, non funzionano piu’, una ragione dovra’ pur esserci.

Fonti: Fmi, Economic Roundup, Encyclopedia Britannica, Bls (Bureau of Labor Statistics), Isc (rapporto
semestrale su numero di host in Internet)