Numeri e statistiche, attenzione all’interpretazione

15 Settembre 2020, di Redazione Wall Street Italia

di Gabriele Burgio, amministratore delegato e presidente di Alpitour

Qualche settimana prima delle vacanze ho preso un colpo. Dai giornali, dalla radio, arriva la notizia che l’economia americana ha avuto un incredibile, fortissimo, impensabile tracollo.
La cifra è -32,9% sul 2019. Mi sembra veramente tanto, la borsa poi non ne stava risentendo per niente, ma come è possibile? Esiste sempre una correlazione, anche se con tempi diversi, tra causa ed effetto, sarà un altro mistero dell’economia moderna.

Facendo ricerche su un altro tema trovo una spiegazione, che tanti commentatori avrebbero dovuto conoscere, io compreso, che il calcolo prodotto dalle autorità americane, prende il risultato del trimestre in oggetto e lo annualizza.
Quindi chiaramente uno dei peggiori trimestri della storia moltiplicato per quattro dà un numero altissimo, in realtà il vero dato, calcolato come in Europa, sarebbe del -8,2% migliore oltretutto del -12,1 % del nostro continente per lo stesso periodo.

Insomma come possono tanti esperti dare una notizia cosi distorta?
Ma i misteri continuano.

Gli ultimi numeri prodotti dagli enti preposti al turismo stanno offrendo dei dati positivi quasi incredibili sull’andamento della stagione estiva.
Si parla di tassi di occupazione, soprattutto delle strutture ricettive, molto soddisfacenti.
In realtà se considerassimo la capacità ridotta dovuta ai tanti alberghi rimasti chiusi causa virus, degli spazi limitati sulle spiagge per mantenere le distanze tra ombrelloni, la vera occupazione sarebbe notevolmente inferiore.
Su cosa misuriamo allora la performance degli hotels? Sulla disponibile o sulla reale capacità?

Le conclusioni da queste letture sono completamente diverse. Facciamo un 80% della capacità disponibile del 50% o un 40% della reale? Tutto riferito alla stagione Pasqua – settembre o a quella ridotta del 2020, metà luglio fine agosto?
Beh le differenze sono enormi.

Ma niente è così clamoroso in termini di lettura dei dati e delle conseguenze di una cattiva interpretazione come il numero dei contagiati da coronavirus.

Ma perché ci danno nei titoli di tutte le fonti di stampa il numero secco dei contagiati giorno dopo giorno, aggiungendo in verità da pochi giorni, il numero dei tamponi.
Mi sembra che 1.000 contagiati siano preoccupanti su 1.000 tamponi o molto meno su 100.000 tamponi. Non sarebbe meglio parlare in % sui tamponi, sempre e comunque?

Leggendo il primo dato, come i lunedì sulla domenica ci rallegriamo, i contagi sono in rallentamento poi ci indicano che i tamponi fatti sono circa la metà del giorno prima.

Ma allora essendo l’incidenza maggiore dovremmo preoccuparci, invece? Non si capisce.

Quando ero piccolo si parlava sempre dell’esempio dei due polli nelle statistiche e già 50 anni fa ci spiegavano i punti deboli della statistica, mi sembra che siamo ancora lì.