NUCLEARE, L’EUROPA VUOL DIFENDERE LA LEADERSHIP

7 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Strasburgo, 7 mag – I 152 reattori nucleari presenti in 15 Stati membri della Ue fino al 2006, hanno prodotto il 32% dell’elettricità europea. Questo fa dell’Europa il leader mondiale dell’industria nucleare e uno dei principali attori della ricerca nucleare nel settore della fissione e della fusione termonucleari controllate. Parte da questi dati il dibattito in programma nei prossimi giorni al Parlamento europeo, chiamato ad approvare una proposta di riforma generalizzata del Trattato Euratom, firmato esattamente cinquant’anni fa. La relazione rileva che il consenso del 1957 sull’energia nucleare “non esiste più tra gli Stati membri” e che le aspettative riposte nell’energia nucleare espresse nel trattato Euratom “sono cambiate”. Si pone dunque il problema di un nuovo quadro giuridico “per controllare lo sfruttamento dell’energia nucleare nell’Unione europea e per accompagnare l’integrazione nell’UE di paesi che utilizzano il nucleare”. La relazione conferma che, in virtù del principio di sussidiarietà, “spetta ad ogni singolo Stato membro decidere se ricorrere o meno all’energia nucleare”. D’altra parte, osserva che, da lunghi anni, si riconosce che la promozione dell’energia nucleare attraverso il trattato Euratom “non impone alcun obbligo, ma fissa un quadro giuridico di utilità comune”. “L’Unione europea – prosegue la relazione – deve quindi difendere la sua leadership dal punto di vista industriale e tecnologico anche per far fronte agli attori che stanno rilanciando con vigore le loro attività nucleari (Russia, Stati Uniti) e tenendo conto dell’emergere di nuovi attori mondiali del nucleare (Cile e India), futuri concorrenti dell’Unione europea a medio termine”. Viene giudicata indispensabile anche “una robusta normativa nei settori della sicurezza nucleare, della gestione delle scorie radioattive e dello smantellamento delle installazioni nucleari”.