Nucleare in Iran, Onu approva nuove sanzioni. Ahmadinejad: “Le getto nel pattume”

9 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Dopo sei mesi di pressing dell’amministrazione Obama, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato le nuove sanzioni contro il programma nucleare dell’Iran. Si tratta del quarto round di misure punitive per convincere Teheran a rinunciare al suo programma nucleare. I rappresentanti di 12 Paesi hanno votato a favore della risoluzione, Turchia e Brasile hanno votato, contro mentre il Libano si è astenuto.

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E il braccio di ferro tra l’Occidente e Teheran continua. «Gli Stati Uniti restano aperti al dialogo» ha garantito il presidente Barack Obama dopo il voto in Consiglio di Sicurezza, promettendo che l’America Gli Stati Uniti continuerà a lavorare con gli alleati per «forgiare una soluzione pacifica», a patto però che l’Iran a «rispetti i suoi obblighi e dimostri alla comunità internazionale la natura pacifica delle sue attività nucleari». Secondo la Casa Bianca le sanzioni «sono state attentamente designate a prender di mira individui ed entità responsabili del programma atomico. Non sono mirate a danneggiare il popolo dell’Iran».

Da Teheran, però, non arrivano segnali distensivi in tal senso. E la risposta di Mahmoud Ahmadinejad alla quarta tornata di sanzioni approvate dall’Onu è sprezzante. Le misure varate dal Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro, ha detto il presidente iraniano, «finiranno nella pattumiera». L’Iran, ha fatto sapere inotlre l’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Ali Asghar Soltanieh, non sospenderà le attività di arricchimento dell’uranio, nonostante la nuova serie di sanzioni imposta alla Repubblica islamica. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza, ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, è «un passo sbagliato» che «complica ancora di più la situazione».

REAZIONI – «La decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di imporre all’Iran nuove sanzioni a causa del suo programma nucleare è, a giudizio di Israele, «un momento storico». «Da New York è venuto un segnale politico molto forte: la comunità internazionale non può accettare che l’ Iran si doti dell’ arma nucleare innescando una corsa alla proliferazione che avrebbe effetti gravissimi sulla stabilità regionale e mondiale» ha detto il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, commentando l’approvazione della risoluzione.

LE MISURE – Il documento – dieci pagine più otto di allegati – impone sanzioni a 15 aziende collegate alla Guardia Rivoluzionaria iraniana (i Pasdaran), a tre sussidiarie della maggiore compagnia di navigazione iraniana e solo a una delle sue banche (la Cina è riuscita a “salvare” in extremis la Export Development Bank of Iran). È esteso anche il bando alla vendita di armi e vengono fissate regole per le interdizioni in mare su modello di quanto in vigore per la Corea del Nord. La risoluzione mette un individuo nelle «liste nere» delle entità (40) sotto embargo: è Javad Rahiqi, responsabile del Centro per la tecnologia nucleare di Isfahan, al centro del controverso programma di arricchimento dell’uranio.

Dopo mesi di negoziati con Russia e Cina, gli Stati Uniti hanno fatto concessioni per arrivare al via libera del Consiglio di Sicurezza: Washington avrebbe voluto colpire il settore energetico iraniano e un maggior numero di banche. Il documento contiene però “ganci” per sanzioni unilaterali quando ad esempio nel preambolo fa appello, con linguaggio tortuoso, a esercitare vigilanza sulla Banca Centrale iraniana. Stati Uniti e Unione Europea si sono impegnati a emanare le proprie misure una vota arrivato l’imprimatur del’Onu. I leader della Ue dovrebbero prendere in esame un pacchetto di misure in un vertice di metà giugno.

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Obama incontra Abu Mazen: “Ora Israele deve collaborare”.

Ai palestinesi: “Basta violenza”. In arrivo 400 milioni di aiuti

WASHINGTON – Il presidente americano Barack Obama ha ricevuto oggi alla Casa Bianca il presidente palestinese Abu Mazen dichiarando «insostenibile» la situazione esistente a Gaza e offrendo aiuti per 400 milioni di dollari ai palestinesi.

Obama ha espresso il suo sostegno per la richiesta dell’Onu di una inchiesta «credibile e trasparente» e «in linea con gli standard internazionali» sui fatti relativi al blitz israeliano contro una flottiglia filo-palestinese diretta a Gaza. «Tutti quanti, in Israele e in Turchia, in Palestina e sicuramente qui negli Stati Uniti, desiderano conoscere i fatti di questa tragedia: cosa l’ha causata e cosa si può fare per prevenirla in futuro», ha detto il presidente Usa parlando nello Studio Ovale con accanto Abu Mazen. «Penso che sia nell’interesse di Israele fare in modo che ognuno sappia esattamente cosa è successo», ha detto Obama.

L’inquilino della Casa Bianca ha sottolineato che è ancora possibile «trasformare in una opportunità per la pace» la «tragedia» della sanguinosa operazione (costata la vita a nove persone) e che è ancora possibile realizzare «progressi significativi» sulla strada della pace nel corso del 2010. Al colloquio ha partecipato anche l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente George Mitchell. I tentativi della amministrazione Obama di sbloccare la situazione di stallo nel processo di pace sono stati deragliati dal sanguinoso raid israeliano contro la flottiglia filo-palestinese che ha avuto l’effetto di isolare Tel Aviv nella difesa delle sue azioni. L’incidente aveva fatto saltare un incontro alla Casa Bianca tra Obama e Benyamin Netanyahu, in programma la scorsa settimana, perchè il premier israeliano (già arrivato in Nord America) era dovuto tornare rapidamente in patria. L’incontro è stato riprogrammato per la fine di giugno.

Il presidente palestinese Abu Mazen, che aveva incontrato Obama l’ultima volta nel settembre scorso, ha chiesto agli israeliani di «por fine all’assedio» del popolo palestinese. Obama ha affermato che la situazione a Gaza è diventata insostenibile e che «mentre è fondamentale considerare le necessità di sicurezza di Israele, devono anche essere salvaguardate le necessità dei palestinesi». «È evidente che non è possibile permettere che vi siano missili che da Gaza colpiscono il territorio israeliano – ha detto Obama – ma deve essere possibile avere un meccanismo che consenta di bloccare il traffico di armi verso Gaza senza dover bloccare tutti i rifornimenti ai palestinesi che vivono nell’area».

Obama ha annunciato uno stanziamento di 400 milioni di dollari per dare assistenza ai palestinesi che vivono a Gaza e nella Cisgiordania da utilizzare nel campo della costruzione di abitazioni, nel settore scolastico nello sviluppo delle attività economiche. «È importante sottolineare il nostro impegno al miglioramento delle condizioni di vita quotidiane della gente palestinese», ha affermato l’inquilino della Casa Bianca elogiando Abu Mazen per il suo «eccellente lavoro» nel migliorare la situazione del popolo palestinese. Abu Mazen ha detto di non avere pre-condizioni al passaggio dalla fase dei colloqui indiretti a quella dei colloqui diretti tra le due parti.