Non tutto è in vendita

20 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Novanta dollari per un cella più accogliente, 500 mila dollari per ottenere la green card, due dollari ai bambini per invogliarli a leggere un libro: sembra che tutto sia in vendita. Non sarà ora di cambiare qualcosa? E’ quanto si chiede in un lungo articolo pubblicato sull’edizione mensile di The Atlantic Michael J. Sandel, filosofo e professore presso l’Universita’ di Harvard.

Partendo dalla constatazione che oggi quasi tutto può essere comprato e venduto, Sandel sottolinea che la crisi finanziaria del 2008 ha messo in discussione l’idea di prosperità derivante dal libero mercato. Ciò che più di ogni altra cosa è emersa negli ultimi anni è il distacco tra mercato e valori morali. E, di conseguenza, la necessità di ricongiungerli. Secondo Sandel è però riduttivo pensare che sia l’avidità la causa principale delle crisi: l’avidità non è cresciuta, c’è sempre stata.

Quello che è cambiato è lo spazio che abbiamo lasciato alle leggi del mercato, permettendo una sempre maggiore invadenza delle stesse nelle nostre vite. E soprattutto su aspetti che prima erano governati da principi non economici. Sandel fa l’esempio di scuole, ospedali, prigioni, in cui sia il settore privato sia quello pubblico perseguono obiettivi del mercato.

Perché dobbiamo ora preoccuparci di un processo che abbiamo incentivato e promosso? Per due ragioni. La prima riguarda l’ineguaglianza: in una società dove ogni cosa è in vendita, chi ha risorse economiche ridotte finisce per essere discriminato.

La seconda ragione è la “corruzione”: mettere un prezzo su tutto, toglie valore a tutta una serie di cose a cui normalmente si attribuisce un valore diverso dai soldi. Un esempio per tutti. Pagare gli studenti per leggere più libri otterrà probabilmente il risultato desiderato, ma toglierà valore e senso alla lettura di quei libri.

Come uscirne? Per Sander è necessario cominciare a ridiscuterne. Per non aver fatto questo dibattito ai tempi della celebrazione del liberismo, oggi ci troviamo ad essere passati da avere economie di mercato a essere società di mercato. La differenza è che il mercato non è più un mezzo per organizzare la produzione ma uno stile di vita in cui il mercato entra in ogni aspetto della vita, comprese le relazioni sociali.