NON SPARATE
SULLA PLAYSTATION

25 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Non si tratta sempre delle migliori menti di questa generazione,
ma a bruciarsi con la Playstation e la realtà virtuale sono
in tanti. Nessun allarmismo finché si tratta di Francesco Totti
che in ritiro azzurro lamentava di aver rotto la piattaforma ludica
più famosa del mondo («me s’è squajata la Playstation»).

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Pazienza
se Alessandro Nesta è il primo caso reale di infortunio da calcio virtuale,
come scrisse un tifoso milanista sul sito della società: l’erede
di Baresi si sarebbe infortunato il polso per avere “smanettato”
troppo la Playstation. Ma la situazione è grave se persino uno degli
scrittori più affermati in Italia e nel mondo,Niccolò Ammaniti (dalla
trascurabilissima prova d’esordio «Branchie» al maturo romanzo
«Io non ho paura») confessa di giocare a Playstation e relativi giochi
al punto tale da ritagliarsi a fatica spazi per scrivere.Anzi, sostiene
che se avesse scoperto certi giochi dall’appeal irresistibile prima
di darsi alla letteratura, non sarebbe mai diventato uno scrittore.

Dall’homo sapiens, passando per il videns, si è arrivati al ludens.
Sulla scorta, forse un po’ abusata, del messaggio di Palazzeschi:
«E lasciatemi divertire». Qualche anno fa venne pubblicato
un libro che raccoglieva testi di alcuni critici e scrittori italiani sul
fenomeno Playstation. Si chiamava «Il grande libro della Playstation
». Oltre all’analista del trash,Tommaso Labranca, compariva il
cannibale Aldo Nove e il compianto Oreste del Buono e persino il
recente vincitore dello Strega Maurizio Maggiani. Dopo l’info-tainement,
è la volta del literary-tainement? Intanto, una ricerca inglese
fa sapere che quasi la metà degli studenti di medicina che giocano
alla Playstation sanno operare meglio degli altri nei casi di
«laparoscopia», dove si opera con lunghi strumenti simili a un ago
e mini-videocamere inseriti attraverso piccole incisioni nel corpo
del paziente.

Probabilmente, dunque, gli scrittori che abuseranno
dei videogiochi si infortuneranno come Nesta e qualche chirurgo
appassionato di Tomb Raider li salverà dal blocco di scrittura che
un tempo era detto “crisi della pagina bianca”.

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