Non solo PIIGS: anche Israele se la passa malissimo fiscalmente

13 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Non si tratta solo di Stati Uniti, Europa – periferica e non – e Giappone. Anche Israele si deve preoccupare della propria situazione fiscale, anzi forse Tel Aviv e’ messa persino peggio, dal momento che migliaia di persone decidono di non lavorare, perche’ il sostegno del governo da’ loro la possibilita’ di farlo.

Secondo quanto riferito al Los Angeles Times dall’economista Ben-David, circa un uomo su cinque di eta’ compresa tra i 35 e i 54 anni, un gruppo che “non ha scuse” per non lavorare, non fa parte della forza lavoro. Una cifra che ha del clamoroso.

Si tratta infatti di un numero il 60% piu’ alto della media di qualsiasi altro Paese dell’OCSE, come si legge sulla rivista Forbes. La disoccupazione per scelta e’ molto popolare in particolare in alcuni sottostrati della popolazione: quasi il 27% degli arabi e il 65% degli ultraortodossi ebrei non lavorano. Dal 1970 il tasso di disoccupazione per gli uomini ultraortodossi e’ triplicato.

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Peccato che questo sottostrato della popolazione sia quello che sta crescendo con piu’ intensita’. Oggi infatti arabi e ultraortodossi rappresentano insieme poco meno del 30% dell’intera popolazione di Israele, ma riempiono circa la meta’ delle scuole.

Se tale trend dovesse protrarsi nel tempo, i bambini arabi e ultraortodossi potrebbero riempire il 78% delle classi israeliane. “Cio’ finirebbe per far fallire le banche”, ha dichiarato l’economista. “Siamo su un percorso che alla lunga non e’ sostenibile”.

Il rapporto tra debito e PIL e’ gia’ al 78%, una cifra molto vicina al preoccupante 80% della Francia.

Dal punto di vista demografico, i problemi sembrano molto piu’ gravi di quelli degli Stati Uniti e con tutta probabilita’ presto saranno piu’ preoccupanti anche di quelli con cui deve fare i conti l’Europa.

Come fa ad esserci un gruppo di persone in cui il 65% degli uomimi non lavora? I programmi del governo offrono sussidi agli studi religiosi e questo potrebbe spiegare molte cose. Ma attaccare gli eccessi in questo tipo di programmi sociali e’ probabilmente un po’ fuorviante.

Il lato positivo della medaglia e’ che il deficit di bilancio governativo dovrebbe essere pari a solo il 4% del PIL quest’anno e che la disoccupazione e’ piu’ bassa di quella degli Usa e dell’area euro.

L’economia e’ destinata a crescere del 4% quest’anno. Finora a tenere a galla Israele e’ stata proprio un’economia competitiva, che potrebbe avere molto a che fare con il fatto che il Paese ha il piu’ alto livello di intensita’ di Ricerca e Sviluppo del mondo (ovvero il rapporto tra R&D e PIL).

Ovviamente molte cose stanno cambiando in un’economia indubbiamente molto dinamica e alcune classi sociali potrebbero anche continuare ad accettare il fatto di dover pagare perche’ altri studino religione, ma da un punto di vista economico appare abbastanza pericoloso mantenere una porzione cosi’ ampia di persone “nullafacenti”.

Forse il problema si puo’ risolvere modernizzando un’idea che alla sua nascita aveva sicuramente dei buoni propositi (aiutare le persone a studiare religione).