Non solo l’Italia: un altro grande paese preoccupa Bruxelles

24 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Non è solo l’Italia a preoccupare Bruxelles. La Francia, la seconda economia più grande d’Europa, ha ricevuto un’ avvertimento dall’Ue la settimana scorsa, secondo cui la riduzione del debito prevista per il 2019 dal governo Macron non rispetta le proposte che Parigi aveva precedentemente concordato con l’UE.

Anche la Spagna, il Belgio, il Portogallo e la Slovenia sono stati richiamati dall’UE. Ma soffermandoci sulla Francia, il piano di bilancio del 2019 prevede che il deficit strutturale, ossia la differenza tra le spese e le entrate, escluse le voci una tantum, scenda dello 0,1 per cento quest’anno e dello 0,3 per cento nel 2019. Lo scorso aprile Parigi aveva concordato una riduzione annuale dello 0,6% del PIL per il disavanzo strutturale. Anche se il tono dell’avvertimento arrivato da Bruxelles a Parigi è stato più morbido di quello verso Roma, i due paesi hanno in realtà forse più somiglianze che differenze come scrive Silvia Amaro della Cnbc.

La legge di bilancio francese per il 2019 dimostra che il governo conta molto su entrate molto ottimistiche per raggiungere il consolidamento fiscale e che la spesa è di nuovo fuori controllo”.

Così Daniel Lacalle, capo economista e responsabile degli investimenti di Tressis Gestion. Anche l’Italia è stata criticata per avere previsioni economiche molto ottimistiche nel suo piano di bilancio 2019. I dati dell’agenzia di statistica europea, Eurostat, mostrano che, da quando ha iniziato a raccogliere i dati francesi nel 1978, la Francia non ha mai registrato un’eccedenza di bilancio. Anche l’Italia, che fornisce dati dal 1995, non ha mai presentato un’eccedenza di bilancio.

Florian Hense, economista di Berenberg, ha detto che a prima vista il bilancio francese potrebbe essere anche peggiore di quello italiano, ma c’è una grande differenza.

“Presi nel loro valore nominale, i piani del bilancio francesi non sembrano molto migliori di quelli italiani, o addirittura peggiori. Ma, mentre la Francia sta lavorando in modo credibile per migliorare il suo potenziale di crescita a lungo termine (rafforzando sia la domanda che l’offerta dell’economia), l’Italia sta facendo il contrario (si pensi alla riforma pensioni e alla spesa fiscale incanalata verso i consumi piuttosto che verso gli investimenti)”.

Nel complesso, la Francia ha promesso di ridurre il debito pubblico totale nel 2019, ma con un margine molto sottile. Mentre il debito della Francia dovrebbe raggiungere il 98,7% del PIL nel 2018, si prevede una sua riduzione di 0,1 punti percentuali nel 2019 al 98,6%. Guardando all’Italia, il governo giallo-verde ha dichiarato che il rapporto debito/PIL del Paese scenderà dal 131,2% del PIL nel 2017 al 126,7% nel 2021. Numeri più alti quindi.

Le regole fiscali europee suggeriscono che i paesi membri non dovrebbero superare un rapporto debito/PIL del 60%. I dati di Eurostat hanno dimostrato che entrambi i paesi fondatori dell’UE hanno lottato per mantenere il rapporto debito/PIL al di sotto di tale soglia, ma la situazione sembra peggiore in Italia, dove dal 1995 il rapporto debito/PIL è sempre stato superiore al 100%.