Non solo Fmi e Ue, Italia monitorata anche dalla Bce

8 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Al “monitoraggio” da parte della Commissione europea sull’attuazione delle misure previste dalla lettera d’intenti inviata dal primo ministro Silvio Berlusconi all’Ue il 26 ottobre, si aggiungerà non solo la “verifica trimestrale” del Fondo monetario internazionale – decisa su richiesta italiana al G20 di Cannes della settimana scorsa – ma anche una forma di “cooperazione alla sorveglianza” da parte della Banca centrale europea: lo ha rivelato, en passant, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker durante la conferenza stampa finale della riunione dei ministri dell’Eurozona, ieri sera a Bruxelles.

“Abbiamo salutato la decisione della Commissione europea di intensificare la sorveglianza sull’economia italiana in cooperazione con la Banca centrale europea”, ha detto Juncker, a sorpresa, aggiungendo: “Abbiamo accolto con favore anche la decisione dell’Italia di invitare il Fondo monetario internazionale a verificare su base trimestrale l’attuazione delle misure” su cui si è impegnato il governo. Fra le tre istituzioni, ha spiegato uno dei ministri finanziari presenti alla riunione, vi sarà “un coordinamento” che renda le loro attività complementari ed eviti di ripetere in tripla copia le stesse analisi e valutazioni.

Insomma, anche se le condizioni sono molto diverse (perché Roma non ha mai chiesto un prestito al Fondo salva Stati, e non ne deve subire le condizioni) il meccanismo di monitoraggio dell’Italia comincia a somigliare a una sorta di “Trojka soft”, con riferimento alle missioni degli esperti dell’Fmi, della Bce e della Commissione (la “Trojka” appunto) che hanno negoziato i programmi di austerità e ne verificano l’attuazione in Grecia, Portogallo e Irlanda.

Forse proprio per rimarcare le differenze, piuttosto che le inquietanti analogie, Juncker ha poi precisato che, al contrario di quanto è accaduto nei casi di Grecia, Irlanda e Portogallo, i tre paesi sottoposti ai programmi del Fondo salva Stati (Efsf), dall’Eurogruppo non vi è alcun appello all’unità politica nazionale in Italia. “Non abbiamo chiesto l’unità politica nazionale in Italia (al fine di assicurare l’attuazione delle misure concordate con l’Ue, ndr) perché il Paese non è sotto programma: ciò che ci aspettiamo è che siano attuate le misure su cui il premier Berlusconi si è impegnato con la sua lettera, con il monitoraggio della Commissione europea e dell’Fmi”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, rispondendo alle domande dei cronisti.

Secondo una fonte europea gli esperti di Ue e Bce sono attesi al ministero dell’Economia e alla Ragioneria dello Stato.

I funzionari del Fondo monetario arriveranno, invece, intorno a metà novembre e si muoveranno, quindi, almeno in questa prima fase, in modo autonomo rispetto a Ue e Bce.

In questo senso i rappresentanti delle tre istituzioni dedicati all’Italia costituiranno una troika con caratteristiche un po’ diverse da quelle che seguono i progressi dei paesi che hanno richiesto aiuti internazionali, dal momento che in Grecia, Irlanda e Portogallo queste tre istituzioni si muovono perlopiù insieme.

Sotto la lente delle tre istituzioni ci saranno i progressi che l’Italia compierà per tradurre in pratica gli impegni presi dal premier il 26 ottobre.

Sul senso del monitoraggio dell’Fmi, Alessandro Leipold, Direttore in carica del Dipartimento Europeo del Fondo monetario sino a fine 2008, ed oggi Chief Economist del Lisbon Council, ha detto a Reuters che “l’essenziale ora è dimostrare nei fatti, con spirito collaborativo e volontà d’adempimento delle misure promesse. Cosa difficile ma non impossibile anche nel mezzo di una crisi politica: sia il Portogallo che l’Irlanda hanno saputo gestire una transizione politica pur fornendo assicurazioni sull’osservanza degli impegni di programma”.

Tremonti ieri sera ha esposto le misure che dovrebbero essere contenute nel maxiemendamento alla legge di stabilità.

“Le misure prese dalla Grecia e dall’Italia vanno nella direzione giusta”, ha detto il ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden, al termine della riunione di ieri sera.

Nonostante l’attenzione per l’Italia, i partner della zona euro sono stati attenti a non fornire ricette riguardo alla situazione politica interna, con il governo che già oggi con il voto sul Rendiconto dello Stato rischia di mettere nuovamente a nudo la sua fragilità. Lo stesso ministro dell’Economia potrebbe rientrare a fine mattinata da Bruxelles per essere in aula per le votazioni.

“All’Italia non chiediamo un governo di unità nazionale perchè l’Italia non è in un programma. Questo fa la differenza tra l’Italia e gli altri tre paesi che io e il Commissario Ue (Olli Rehn) abbiamo menzionato”, ha risposto Juncker ieri sera a chi gli chiedeva se, come Atene, anche Roma dovesse affidarsi a un esecutivo di larghe intese.

“Quello che noi chiediamo all’Italia è di attuare tutte le misure annunciate nella lettera di Silvio Berlusconi ai presidenti di Consiglio europeo e Commissione”, ha aggiunto.

L’unico risultato tangibile della riunione di ieri è stata la promessa ad Atene di un esborso della sesta tranche di aiuti non appena il nuovo governo avrà rinnovato l’impegno a portare avanti il piano di consolidamento promesso a Ue, Fmi e Bce.

Sull’utilizzo della leva per il fondo salva-stati Efsf, invece, i ministri delle finanze hanno preferito dare mandato al numero uno Klaus Regling per sondare il mercato sulle due opzioni per aumentarne la potenza di fuoco, assicurazione o l’approccio del co-investimento.