NON SI AVVIA
LA MACCHINA USA DELL’OCCUPAZIONE

8 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Lo scenario americano si complica. Bush aveva promesso di “recuperare” due milioni e 600 mila posti di lavoro quest’anno, ma anche a febbraio gli è andata molto male. Invece dei 135 mila nuovi posti di lavoro previsti ne sono arrivati soltanto 21 mila, e tutti fatti dal settore pubblico, visto che l’industria ha perso altri tre mila posti di lavoro.

Per raggiungere i suoi obiettivi (e essere quindi rieletto alla Casa Bianca) Bush aveva bisogno di circa 250 mila nuovi posti di lavoro al mese, ma da settembre a oggi, in media, ne ha creati soltanto 61 mila, un quarto di quelli necessari. Curiosamente, 250 mila nuovi posti di lavoro al mese è, grosso modo, anche ciò di cui ha bisogno Greenspan per dichiarare finita la fase di emergenza e passare decisamente al rialzo dei tassi di interesse. Ma anche lui è rimasto deluso da quello che sta accadendo nell’economia americana.

Il risultato di tutto ciò è che a questo punto il costo del denaro negli Stati Uniti rimarrà fermo almeno fino a dopo le elezioni presidenziali di novembre e altrettanto dovrà fare la Banca centrale europea. Quindi bocce ferme su entrambe le sponde dell’Atlantico, almeno fino verso la fine dell’anno.

Come conseguenza immediata del cattivo andamento degli occupati in America, abbiamo avuto tassi in calo, Borse in calo, e, purtroppo, dollaro in ribasso. In sostanza l’euro, la cui discesa aveva fatto sperare gli esportatori europei, è tornato a salire e questo lascia intravedere nuovi guai.
Guai di cui non abbiamo proprio bisogno, visto che secondo una rilevazione dell’Ocse presso i maggiori paesi industrializzati l’Italia è l’unico paese che a gennaio ha segnalato una frenata nella propria congiuntura al posto di una crescita, come è avvenuto in tutti gli altri.

La rilevazione dell’Ocse segue, e conferma, purtroppo, quanto si era già visto con le esportazioni dall’Italia verso i paesi non Unione europea. Esportazioni che in gennaio sono crollate quasi del 15 per cento. E i vari centri di ricerca segnalano per l’Italia una crescita nel primo trimestre 2004 pari allo 0,2 per cento contro lo 0,5 per cento del trimestre precedente.
Se però continuano a uscire dati come quelli che abbiamo appena visto e se l’euro continua la sua corsa verso l’alto, il consuntivo del primo trimestre di questo anno “di ripresa” potrebbero rivelarsi anche peggiore delle pur modestissime stime di questi giorni.

Insomma, la barca Italia non sta ancora imbarcando acqua, ma a questo punto manca poco: ancora un paio di buchi nella chiglia e poi sa il Cielo chi sarà in grado di farla navigare.

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