Non sarà un PIIGS, ma l’Inghilterra non se la passa affatto bene

1 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) –I rendimenti obbligazionari USA si stanno stabilizzando, e non sorprende quindi che ieri il greenback abbia avuto una price action più confusa dei giorni passati. Alla fine della sessione di NY era praticamente invariato rispetto all’euro e sotto tono contro Cad e Jpy.

La price action mostra quello che potrebbe essere semplicemente un sollievo temporaneo: EurUsd e AudUsd sono saliti vertiginosamente in poco tempo e le correzioni come quelle viste ieri sono in linea con il mercato in senso lato. Del resto, sappiamo bene che i trend nel mercato FX fanno due passi avanti ed uno indietro.

I dati macroeconomici usciti ieri negli USA sono risultati migliori del previsto ma questo non ha intaccato l’opinione del mercato che a novembre vedremo ancora un round di QE. Il Chicago PMI è salito a 60,4 con le richieste di sussidi di disoccupazione in discesa a 453k e la revisione del Pil 2° trimestre a 1,7% al posto di 1,6%.

Anche se il mercato del lavoro sta migliorando lievemente ed i consumi personali sono aumentati lievemente, non si può definire comunque un incremento robusto. Oggi inoltre vedremo personal income, personal spending, l’indice di fiducia del Michigan ed l’ISM manifatturiero: sicuramente avremo tante opportunità di trading per oggi.

Passando all’euro, ieri ha trovato la sua strada spianata per ulteriori rialzi grazie alla disoccupazione tedesca, scesa al minimo da 18 anni! Siamo al 7,5% ed i jobless claims della Germania sono scesi di 40k questo mese. La domanda di lavoro viene accolta da aziende che beneficiano dei consumi cinesi come Daimler e Volkswagen.

Inoltre, dei 225 miliardi di prestiti erogati dalla BCE arrivati a scadenza, pochi sono stati rinnovati e quindi il mercato del credito interbancario sta ritrovando la propria linfa vitale. Il salvataggio di Anglo Irish sarà ingente ma il mercato ha premiato la trasparenza mostrata.

Passiamo in rassegna anche il Loonie oggi, perché il Cad ha terminato la seduta leggermente più tonica del greenback nonostante la contrazione dell’economia canadese dello 0,1% in luglio, dopo una crescita dello 0,2% in giugno. Questo è stato il primo calo registrato in 11 mesi e l’aggravio viene principalmente dal peggioramento della bilancia commerciale e dalla riduzione nei consumi privati. Questo, in soldoni, significa che la BoC sarà probabilmente bloccata coi tassi fermi fino a fine anno.

Infine parliamo dello Yen: la debolezza dell’azionario è stato il driver dello Yen ieri contro le major. Nonostante la discesa di UsdJpy a 83,13 durante la sessione asiatica, non abbiamo sentito alcunché dai policy maker nipponici. Ci saremmo aspettati qualcosa in più, viste le dure parole espresse prima dell’ultimo intervento il 15 settembre.

Ora siamo ai livelli del precedente intervento e c’è un certo silenzio radio. Forse dobbiamo tornare alla politica per capire il perché: gli USA sono concentrati sulle politiche valutarie degli altri paesi ora, con la Cina in pole position. Forse i Tokyo vogliono evitare di essere rimproverati per un secondo intervento non coordinato.

Concludiamo l’analisi tecnica di questa settimana dovendoci ripetere praticamente su tutti i fronti. D’altra parte, quando il mercato è direzionale e dal punto di vista tecnico i livelli da tenere in considerazione sono chiari, non si scappa e bisogna continuare ad osservarli con attenzione, dando importanza alle diverse price action che si verificheranno per cercare di intuire quali stiano diventando i market movers del momento e per cercare divergenze che potrebbero segnalare degli eccessi di movimento, con possibilità di fine dei trend in atto.

Dando uno sguardo all’eurodollaro dobbiamo confermare l’idea rialzista. Come detto ieri la quotazione è riuscita a mantenersi sopra il supporto dinamico dato dalla media mobile esponenziale a 100 periodi ed è possibile che a partire da 1.3550 cominci ad individuarsi una buona area di supporto al movimento, senza dimenticarci il livello più forte di 1.3500.

Obiettivi sempre in area 39 figura fino a che il quadro tecnico delineato non dovesse venire violato.

Il dollaro yen ha sfiorato quota 83.00, dopo la rottura dell’area di supporto a 84.20-84.05 indicato qualche giorno fa. La strada è ancora impostata a ribasso, fino a che ci si manterrà sotto 83.75 e sarà molto interessante vedere cosa succederà se dovessimo arrivare a vedere quotato un 83 figura (ricordiamo che a 82.90 è intervenuta la BoJ per vendere yen sul mercato).

Anche per EurJpy rimane confermato il trend ascendente e l’area di supporto rimane quella indicata in precedenza a 113 figura.

Qualche spunto interessante ci arriva dal mondo delle sterline, in seguito ad una notizia secondo la quale la Camera di Commercio inglese e la Bank of England abbiano espresso pareri favorevoli ad aumentare gli stimoli monetari nel Regno Unito.

Il rischio che si corre, secondo alcuni importanti analisti, è quello di vedere una stagnazione o una recessione stile “double dip” (doppia discesa) e la possibilità che venga discusso un nuovo programma di acquisto di asset per il prossimo novembre si è alzata (anche se all’interno del board non tutti saranno d’accordo a portare avanti questa mossa).

Il cable è stato venduto pesantemente ieri in seguito a questa notizia ed ha trascinato con sé diverse coppie valutarie in cui la valuta certa era proprio la sterlina. E’ stato toccato 1.5668, rompendo momentaneamente il supporto a 1.5730 e nel momento in cui scriviamo ci troviamo proprio in prossimità di questo. Per far sì che lo scenario rialzista ipotizzato venga mantenuto, occorre non portarsi sotto l’area compresa tra 1.5665 e 1.5650 (rispettivamente EMA 100 e 50% di Fibonacci).

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