Società

NON PARLATE
DI SACRIFICI, CHE
CI VIEN DA RIDERE

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Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – In primo luogo, si propone un
esercizio algebrico sui conti pubblici.
Si ipotizza che il Pil cresca del
3,7% annuo in termini nominali,
più o meno il tasso di crescita attuale,
per i prossimi 5 anni. Si ipotizza
che le entrate crescano come il Pil,
con un 3% di crescita in più per recupero
dell’evasione (ossia il Pil
cresce qui del 3,73%, mentre le entrate
crescono del 3,76%). Si ipotizza
infine che le uscite (al netto degli
interessi) crescano ad un tasso
pari all’inflazione: ossia nessun “sacrificio”
rispetto ad oggi.

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Ebbene
questo “brodino” permette nell’arco
di 5 anni, ossia alla fine della legislatura,
di avere un avanzo primario
di oltre il 4% del Pil, rispetto allo
zero attuale, più che sufficiente
per abbassare rapidamente il rapporto
debito/pil sotto il 100%.Questo
per quanto attiene all’algebra,
che torna più o meno con le cifre
note del Dpef. Affrontiamo ora la
«semantica dei sacrifici». La tesi
che qui si sostiene è che i “sacrifici”
non esistono: se ne può parlare solo
ridendone apertamente.

Affrontiamo il tema partendo
da alcuni esempi concreti.E’ concepibile
che funzionari dello Stato sani
di mente immatricolino un Suv
da 100.000 euro come autocarro, sapendo
che da quel momento in poi
lo paghiamo noi e non lo paga più
chi lo usa? E’ concepibile che migliaia
di distinte e più che benestanti
signore borghesi facciano domanda
per la pensione da «braccianti
agricole temporanee», e la ottengano,
e noi tutti oggi gliela paghiamo?
E’ ammissibile ciò che accade tutti i
giorni negli ospedali pubblici italiani,
ove “pazienti”, che più pazienti
non si può, debbano attendere mesi
per un’analisi o ecografia o Tac che
sia, quando la macchina dell’ospedale
fa due o tre interventi
al giorno, e lo stesso operatore,
uscito di lì ed entrato
nella clinica privata
ove giornalmente lavora,
procede al ritmo di
quattro interventi all’ora?

Si può, nello stesso
ospedale, tenere macchine
pagate miliardi di lire
imballate a invecchiare in
magazzino? Opere pubbliche
pagate centinaia o migliaia
di miliardi di vecchie lire
a rovinarsi tra le erbacce? Si può
avere un paese (l’Italia) con criminalità
media (le statistiche comparative
sui crimini nei vari paesi sono
«segreto di Stato»), ma con il massimo
di poliziotti e magistrati per 100
mila abitanti, ed il massimo di durata
dei processi? E nessuno ha mai
sentito parlare dei risparmi che si
avrebbero con «gruppi» di elicotteri,
aerei, scuderie e natanti, o addirittura
con stati maggiori «interforze
»? Scommettiamo che ne viene
fuori una mezza finanziaria all’anno
strutturale per qualche anno?

E che dire di una Pa che non
riesce nemmeno a farsi pagare l’Ici,
perché alcune proprietà non vengono
“viste”, i loro proprietari “ignorati”,
e con i soliti mattacchioni che
sostengono che vi sarebbe addirittura
un tariffario per essere “ignorati”
sia per l’Ici che per
l’Irpef , quando la ricchezza,
quella vera, non
si vede solo se non si
vuole vedere?

E che dire delle abitazioni
abusive, che non
pagano nemmeno l’Ici,
quando una vettura, in
divieto di sosta o “abusiva”
nelle zone a traffico limitato, paga
cifre, per ogni multa, dello stesso
ordine di grandezza dell’Ici annuale
di una casa «quasi regolare», ad
esempio un ex-fienile trasformato
in villa, ma con il comune che «crede
ancora che sia un fienile e non sa
che è diventata una villa»? E che dire
della cosiddetta «spesa tecnologica
», ossia rinnovo con cadenza
biennale del parco pc della Pa, evitando
nel modo più accurato che vi
sia un collegamento in rete, middleware
moderni che permettano lo
scambio automatico peer to peer di
informazioni?

Come ignorare le decine
di migliaia di “consulenze” che
non valgono la carta sulle quali sono
scritte? Siamo ancora, a metà del
2006, al «campo delle sette pertiche
» per anagrafe, catasto, e contabilità
consolidata in rete, dopo migliaia
di miliardi buttati dalla finestra,
con sotto a raccogliere i soliti
noti. Siamo o non siamo a un compendio
di tutti i film di Totò? Come
non ridere quando qualcuno parla
di tagli «vergognosi» alla spesa sociale,
di «macelleria sociale», di
«mani nelle tasche degli italiani»?

Abbiamo più volte sostenuto
che il livello ottimale degli impiegati
della Pa potrebbe essere collocato
a 15 anni da oggi attorno alla
metà del livello attuale, senza licenziare
nessuno. E’ inutile dire che
avremmo bilanci pubblici fiorentissimi,
una Pa efficiente in base al noto
ferreo principio «meno siamo
meglio stiamo, e ancor meglio lavoriamo
», e soprattutto nessun sacrificio,
poiché basta e avanza il turn
over e il «buco» demografico che richiama
i più intraprendenti fuori
dalla Pa. L’esercizio algebrico sopra
citato è lontanissimo dal prospettare
ciò che accade per tutti i cittadini
italiani fuori della Pa, che debbono
aumentare la produttività tutte le
mattine, pena la chiusura dell’azienda.
E’ superfluo ricordarlo.

L’idea che la spesa
pubblica sia incomprimibile
è radicalmente falsa:
tutte le gestioni di questo
mondo possono essere
migliorate, incluse quelle
pubbliche, ossia «costare
meno e dare di più». Gli
incrementi di produttività
delle aziende ex pubbliche sono
lì a testimoniarlo, dopo la privatizzazione.
L’esperienza di tutti coloro
che si sono cimentati in una ristrutturazione
lo prova. Oggi la Pa
potrebbe tranquillamente funzionare
con una spesa di almeno il
10% inferiore subito, senza «sacrifici
» da parte di nessuno, e sono più
di 4 punti di Pil.

A meno di chiamare
«sacrifici» il risultato di una modesta
dose di verifiche incrociate
sull’evasione o sull’elusione, una
piccola sforbiciata su pensioni abusive
«agricole» o di «commercianti
», una modesta riorganizzazione
delle forze armate, di polizia, dei
«servizi», della magistratura (inclusa
Corte dei Conti e Consiglio di
Stato), scuole superiori varie, Avvocatura,
e last but not last, il «costo
della politica», ossia di tutti i
cosiddetti organi costituzionali e le
assemblee rappresentative, che
sembrano allegramente ignorare
ogni idea di controllo della spesa.
Qui, come altrove, siamo alle solite.

Dinanzi a «rendiconti» che sembrano
rebus della Settimana Enigmistica,
ossia illeggibili; dinanzi ad
una cultura contabile che di contabile
non ha nulla, perché non fa i
conti, ma si limita a verificare che
torni «il combinato disposto», siamo
anche qui a «produzione di carta
a mezzo di carta», e tutti sono
contenti. Il grande Piero Sraffa ne
riderebbe come un matto.

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